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Papa in Romania: Divina liturgia, cattolici messi a dura prova da regime dittatoriale e ateo

Presiedendo ieri davanti a 60 mila fedeli la Divina Liturgia al Campo della Libertà di Blaj, pur senza usare la parola «comunismo» il Papa ha fatto riferimento ai 50 anni di dittatura a cui è stata sottoposta la Romania, un regime dittatoriale e ateo che ha fatto soffrire tante persone e in particolare la comunità cattolica e ha invitato a lottare contro le nuove ideologie totalitarie che sorgono (testo integrale).

Divina liturgia al Campo della Libertà di Blaj (Foto Media vaticani)

«Queste terre conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell'ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone; quando la capacità di decisione, la libertà e lo spazio per la creatività si vede ridotto e perfino cancellato». Presiedendo ieri la Divina Liturgia al Campo della Libertà di Blaj, pur senza usare la parola «comunismo» il Papa ha fatto riferimento ai 50 anni di dittatura a cui è stata sottoposta la Romania, e lo ha fatto proprio nello stesso luogo dove tanti greco-ortodossi furono perseguitati o uccisi nel 1948 per aver rifiutato di entrare a far parte della Chiesa ortodossa, come intimato dal regime di Ceausescu. Tra di loro, figuravano anche i sette vescovi martiri greco-cattolici che sono stati beatificati ieri dal Santo Padre: Iuliu Hossu, Mons. Vasile Aftenie, Ioan Bălan, Valeriu Traian Frenţiu, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu e Alexandru Rusu.

«Voi avete sofferto i discorsi e le azioni basati sul discredito che arrivano fino all'espulsione e all'annientamento di chi non può difendersi e mettono a tacere le voci dissonanti», ha detto il Santo Padre nell'omelia della Divina Liturgia: «Pensiamo, in particolare, ai sette vescovi greco-cattolici che ho avuto la gioia di proclamare Beati. Di fronte alla feroce oppressione del regime, essi dimostrarono una fede e un amore esemplari per il loro popolo. Con grande coraggio e fortezza interiore, accettarono di essere sottoposti alla dura carcerazione e ad ogni genere di maltrattamenti, pur di non rinnegare l'appartenenza alla loro amata Chiesa». «Libertà e misericordia»: con queste due parole il Papa ha sintetizzato la «preziosa eredità» che i sette martiri della fede hanno lasciato al popolo romeno. «Questo luogo significativo - ha sottolineato a proposito della prima parola - richiama l'unità del vostro popolo che si è realizzata nella diversità delle espressioni religiose: ciò costituisce un patrimonio spirituale che arricchisce e caratterizza la cultura e l'identità nazionale rumena. I nuovi beati hanno sofferto e sacrificato la loro vita, opponendosi a un sistema ideologico illiberale e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana».

«In quel triste periodo, la vita della comunità cattolica era messa a dura prova dal regime dittatoriale e ateo», ha ricordato il Papa: «Tutti i vescovi, e molti fedeli, della Chiesa Greco-Cattolica e della Chiesa Cattolica di rito latino furono perseguitati e incarcerati». «Alla tenacia nel professare la fedeltà a Cristo, si accompagnava in essi una disposizione al martirio senza parole di odio verso i persecutori, nei confronti dei quali hanno dimostrato una sostanziale mitezza», ha proseguito a proposito della misericordia, «simbolo e sintesi dell'atteggiamento con il quale questi Beati nel periodo della prova hanno sostenuto il loro popolo nel continuare a confessare la fede senza cedimenti e senza ritorsioni». «Questo atteggiamento di misericordia nei confronti degli aguzzini è un messaggio profetico, perché si presenta oggi come un invito a tutti a vincere il rancore con la carità e il perdono, vivendo con coerenza e coraggio la fede cristiana», ha commentato Francesco.

«Continuare a lottare, come questi beati, contro queste nuove ideologie che sorgono». È la consegna del Papa al popolo romeno, al termine dell'omelia pronunciata al Campo della Libertà di Blaj, davanti a 60mila persone, più altre 20mila collegate tramite i maxischermi collocati nei vari punti della città. «Tocca a noi adesso lottare, come è toccato a loro lottare in quei tempi», la consegna di Francesco durante la Divina Liturgia: «Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali».

«Anche oggi riappaiono nuove ideologie che, in maniera sottile, cercano di imporsi e di sradicare la nostra gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose», ha spiegato il Papa: «Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere; e allora tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati, e induce le persone ad approfittare delle altre e a trattarle come meri oggetti». «Sono voci che, seminando paura e divisione, cercano di cancellare e seppellire la più preziosa eredità che queste terre hanno visto nascere», il grido d'allarme del Pontefice, che ha citato l'Editto di Torda del 1568, che «sanzionava ogni sorta di radicalismo promuovendo - uno dei primi casi in Europa - un atto di tolleranza religiosa». «Vorrei incoraggiarvi a portare la luce del Vangelo ai nostri contemporanei e a continuare a lottare, come questi Beati, contro queste nuove ideologie che sorgono», l'invito ai romeni.

Fonte: Sir
Papa in Romania: cattolici messi a dura prova da regime dittatoriale e ateo
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