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Papa: “non bisogna avere paura delle riforme”

Il Pontefice, parlando oggi al Corpo diplomatico, ha poi invitato a “proteggere migranti, rifugiati e sfollati” e ha ricordato "la piaga del terrorismo", invitano a proteggere i "luoghi di culto"

Papa: “non bisogna avere paura delle riforme”

“Non bisogna avere paura delle riforme, anche se richiedono sacrifici e non di rado un cambiamento di mentalità”. E’ l’invito del Papa, che nel discorso al Corpo diplomatico ha fatto notare come ”ogni corpo vivo ha bisogno continuamente di riformarsi e in questa prospettiva si collocano pure le riforme che stanno interessando la Santa Sede e la Curia Romana”. “Purtroppo la crisi della politica e dei valori democratici si ripercuote anche a livello internazionale, con ricadute sull’intero sistema multilaterale e l’evidente conseguenza che Organizzazioni pensate per favorire la pace e lo sviluppo – sulla base del diritto e non della ‘legge del più forte’ – vedono compromessa la loro efficacia”, l’analisi geopolitica: “non si può tacere che nel corso degli ultimi anni il sistema multilaterale ha mostrato anche alcuni limiti”. “La pandemia è un’occasione da non sprecare per pensare e attuare riforme organiche, affinché le Organizzazioni internazionali ritrovino la loro vocazione essenziale a servire la famiglia umana per preservare la vita di ogni persona e la pace”, l’appello, unito alla constatazione che “uno dei segni della crisi della politica è proprio la reticenza che spesso si verifica ad intraprendere percorsi di riforma”. Tra i “segni incoraggianti”, il Santo Padre ha segnalato  “l’entrata in vigore, alcuni giorni fa, del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, come pure l’estensione per un ulteriore quinquennio del Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (il cosiddetto New START) fra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America”. Il terrorismo è “un’altra grave piaga di questo nostro tempo, che ogni anno miete in tutto il mondo numerose vittime tra la popolazione civile inerme”, ha quindi aggiunto il Papa, definendolo “un male che è andato crescendo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso e che ha avuto un momento culminante negli attentati che l’11 settembre 2001 hanno interessato gli Stati Uniti d’America, uccidendo quasi tremila persone”. “Purtroppo, il numero degli attentati è andato intensificandosi negli ultimi vent’anni, colpendo diversi Paesi in tutti i continenti”, il grido d’allarme di Francesco, che ha citato in particolare il terrorismo “che colpisce soprattutto nell’Africa sub-sahariana, ma anche in Asia e in Europa”. “Il mio pensiero va a tutte le vittime e ai loro familiari, che si sono visti strappare persone care da una violenza cieca, motivata da ideologiche distorsioni della religione”, ha proseguito, facendo notare che “gli obiettivi di tali attacchi sono spesso proprio i luoghi di culto, in cui sono raccolti fedeli in preghiera”. “La protezione dei luoghi di culto è una conseguenza diretta della difesa della libertà di pensiero, di coscienza e di religione ed è un dovere per le autorità civili, indipendentemente dal colore politico e dall’appartenenza religiosa”, il monito del Papa.

Il Pontefice è tornato poi a parlare del tema dell’immigrazione: “Affrontare alla radice le cause che spingono a migrare, come pure esige uno sforzo comune per sostenere i Paesi di prima accoglienza, che si fanno carico dell’obbligo morale di salvare vite umane”, è la ricetta del Papa per le migrazioni, in un anno comune quello appena trascorso che “ha visto un ulteriore aumento dei migranti, i quali, complice la chiusura dei confini, sono dovuti ricorrere a percorsi sempre più pericolosi”. Al riguardo, Francesco attende “con interesse la negoziazione del Nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo, pur osservando che politiche e meccanismi concreti non funzioneranno se non saranno sostenuti dalla necessaria volontà politica e dall’impegno di tutte le parti in causa, compresi la società civile e i migranti stessi”. “Dalla Seconda guerra mondiale il mondo non aveva ancora assistito a un aumento così drammatico del numero di rifugiati, come quello che vediamo oggi”, ha fatto notare il Papa, secondo il quale “è urgente che si rinnovi l’impegno per la loro protezione, come pure per quella degli sfollati interni e di tutte le persone vulnerabili costrette a fuggire dalla persecuzione, dalla violenza, dai conflitti e dalle guerre”. “Nonostante gli importanti sforzi compiuti dalle Nazioni Unite nella ricerca di soluzioni e proposte concrete per affrontare in modo coerente il problema degli sfollamenti forzati”, la Santa Sede “esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo”: il Papa cita, in particolare, l’area centrale del Sahel, “dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte”. 

“Allontanare quelli che vivono questa vita dallo stato di miseria e condurli a uno stato di felicità”. Il Papa ha concluso il suo discorso al Corpo diplomatico citando le parole di Dante Alighieri a Cangrande della Scala, per spiegargli il fine della sua Commedia. “Tale, sebbene con ruoli e in ambiti differenti, è pure il compito tanto delle autorità religiose quanto di quelle civili”, ha commentato Francesco, secondo il quale “la crisi dei rapporti umani e, conseguentemente, le altre crisi che ho menzionato non si possono vincere se non salvaguardando la dignità trascendente di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio”. “Nel ricordare il grande poeta fiorentino, di cui quest’anno ricorre il settimo centenario della morte, desidero anche rivolgere un particolare pensiero al popolo italiano, che per primo in Europa si è trovato a confrontarsi con le gravi conseguenze della pandemia, esortandolo a non lasciarsi abbattere dalle presenti difficoltà, ma a lavorare unito per costruire una società in cui nessuno sia scartato o dimenticato”, le parole dedicate al nostro Paese. Salutando infine gli ambasciatori, il Santo Padre ha definito il 2021 “un tempo da non perdere. E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno”: “In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini”.

Fonte: Sir
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