Vita Chiesa
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Pasqua: mons. Agostinelli, «capire le difficoltà di fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità»

«Dovremmo riuscire a vedere e, dunque, capire le difficoltà vissute da fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità. Non lasciamo che l’indifferenza nasconda queste ‘visioni’ quotidiane e vicine a noi». È l’invito espresso dal vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, nel messaggio alla diocesi per la Pasqua. 

Pasqua: mons. Agostinelli, «capire le difficoltà di fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità»

Giovanni «per capire, credere, dovette vedere», osserva Agostinelli. «Non mi meraviglio, dunque, se oggi ci sono tante persone attorno a noi che non riescono a vedere Dio, a capire i suoi progetti, a scorgere la sua vicinanza», prosegue il vescovo, secondo cui «per comprendere le cose del mondo ci affidiamo alla ragione, alle nostre competenze e conoscenze». «Ma non tutto può essere riconosciuto usando solo il raziocinio», rileva Agostinelli, per il quale «è l’amore che riesce ad aprire gli occhi e il cuore di Giovanni, solo così egli può vedere davvero e, dunque, credere». Il vescovo invita a non «essere indifferenti nemmeno nei confronti dei nostri fratelli di fede cristiana perseguitati in tutto il mondo a causa della loro fede». «Vi auguro di cuore che la Pasqua sia per tutti voi un giorno di risurrezione e rigenerazione, perché – conclude – possiate sperimentare che veramente un giorno con il Signore è più che mille anni altrove».

Ecco il testo integrale del messaggio:

BUONA PASQUA A TUTTI I PRATESI!

VI AUGURO DI POTER VEDERE CON IL CUORE

I BISOGNI E LE SOFFERENZE DELLA CITTA’

Carissime amiche, carissimi amici di Prato, Buona Pasqua!

Ringrazio i giornali e i mezzi di comunicazione cittadini perché anche quest’anno mi danno l’occasione di far giungere a tutti voi i miei più sinceri auguri e anche qualche breve riflessione che suscita in me questo straordinario evento che interessa i cristiani ma anche ogni cittadino di diversa cultura e religione.

Chi ha partecipato alla veglia pasquale in parrocchia ha ascoltato il Vangelo di Giovanni, nel quale si narra che «il discepolo che Gesù amava», ovvero lo stesso Giovanni, corse per primo al sepolcro non appena ebbe notizia della «sparizione» di Cristo dal luogo dove lo avevano deposto dopo la morte di croce. Giovanni corre incredulo verso il sepolcro vuoto, conosce per intero il dramma della Passione, aveva vissuto insieme agli apostoli le vicende terrene del Salvatore, eppure lui e Pietro «non avevano ancora compreso la Scrittura». Per capire, credere, dovette vedere. Non mi meraviglio dunque se oggi ci sono tante persone attorno a noi che non riescono a vedere Dio, a capire suoi progetti, a scorgere la sua vicinanza. Per comprendere le cose del mondo ci affidiamo alla ragione, alle nostre competenze e conoscenze. E lo facciamo giustamente. Ma non tutto può essere riconosciuto usando solo il raziocinio. È l’amore che riesce ad aprire gli occhi e il cuore di Giovanni, solo così egli può vedere davvero e dunque credere.

E noi, sappiamo credere a quello che ci mostra il cuore oppure crediamo solo a quello che vediamo con gli occhi? Quando incontriamo per strada uno nostro fratello venuto da terre lontane riusciamo a vedere in lui l’uomo fuggito da guerre, persecuzioni e miseria, oppure scorgiamo solo un diverso o addirittura un nemico?

Quando apprendiamo da giornali, siti web e tv locali che le povertà stanno aumentando, quando passiamo davanti all’Emporio della Solidarietà o alla mensa La Pira e notiamo tante persone in attesa del proprio turno per entrare, cosa pensiamo? Dovremmo riuscire a vedere e dunque capire le difficoltà vissute da fratelli e sorelle appartenenti alla nostra comunità. E poi chiederci: come mi pongo di fronte a queste situazioni? Non lasciamo che l’indifferenza nasconda queste «visioni» quotidiane e vicine a noi.

Non dobbiamo essere indifferenti nemmeno nei confronti dei nostri fratelli di fede cristiana perseguitati in tutto il mondo a causa della loro fede. Pensiamo a quanto è successo in Egitto la Domenica delle Palme. Molti hanno trovato la morte solo per aver partecipato ad una funzione. Noi cristiani di occidente saremmo capaci di una tale manifestazione pubblica di fede rischiando il martirio?

 

Il vostro vescovo – sì, lo sono di tutti, anche di coloro che non hanno il dono della fede – è qui per aiutare Prato e la sua gente a guardare la città in modo diverso. Ma, attenzione, si tratta di un aiuto reciproco, anche io aspetto da voi, cari amici, suggerimenti, idee e punti di vista. Anche io non sempre riesco a «vedere» tutte le situazioni nella loro interezza.

Vi auguro di cuore che la Pasqua sia per tutti voi un giorno di risurrezione e rigenerazione, perché possiate sperimentare che veramente un giorno con il Signore è più che mille anni altrove.

Questo vuole essere il contenuto degli auguri che io vi  invio; auguri di ogni bene, di serenità, di pace: che il Signore sia sempre la guida unica del vostro cammino e la forza della vostra decisione.

Nel suo nome, insieme agli auguri, con sentimenti di vera fraternità, vi benedico e vi saluto: Buona Pasqua!

 + Franco Agostinelli, Vescovo di Prato

Fonte: Sir
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