Vita Chiesa
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Pedofilia, Papa Francesco ai cileni: «Non abbiamo ascoltato le vittime né reagito in tempo»

«Ci sono state situazioni che non sapevamo vedere e sentire. Come Chiesa non potevamo continuare a camminare, ignorando il dolore dei nostri fratelli e sorelle». «Uno dei nostri principali difetti e omissioni: il non saper ascoltare le vittime»: così scrive Papa Francesco in una lettera al «Popolo di Dio che è in cammino in Cile» rivelata ieri sera (mentre a Santiago erano le 12) dai vescovi cileni, nello stesso giorno in cui la Sala Stampa della Santa Sede annunciava una nuova visita in Cile dell'arcivescovo Charles Scicluna e di monsignor Jordi Bertomeu, che hanno indagato sul problema degli abusi sessuali all'interno della Chiesa.

Papa Francesco con i vescovi cileni convocati a Roma (Foto Sir)

«Tutto il processo di revisione e purificazione che stiamo vivendo - dice il Papa - è possibile grazie allo sforzo e alla perseveranza di persone concrete, le quali anche contro ogni speranza e discredito, non si sono stancate di cercare la verità». Il riferimento è «alle vittime degli abusi sessuali, di potere e d'autorità e a coloro che a suo tempo hanno creduto loro e le hanno accompagnate. Vittime il cui grido è arrivato al cielo». Nella lunga lettera (di 8 pagine) il Papa ricorda anche le preghiere chieste ai fedeli cileni prima dell'incontro con i vescovi in Vaticano dal 15 al 17 maggio scorso, seguito dalle dimissioni di tutto l'episcopato. «Oggi - afferma - siamo chiamati a guardare avanti, accettare e subire il conflitto, in modo che possiamo risolverlo e trasformarlo in un nuovo cammino». Papa Francesco riconosce che sono «state tratte conclusioni parziali, dove mancavano elementi cruciali per un discernimento sano e chiaro. Con vergogna devo dire che non abbiamo sentito e non abbiamo reagito in tempo». Per questo da oggi a domenica il Papa riceverà a Roma un nuovo gruppo di vittime di don Fernando Karadima e altri fedeli della parrocchia del Sagrado Corazon de Providencia (El Bosque): cinque preti vittime di abusi, altri due sacerdoti che li hanno assistiti e due laici.

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale cilena ha emesso ieri un comunicato nel quale, oltre a offrire ulteriori impressioni rispetto alla recente lettera del Papa e al loro incontro con Francesco in Vaticano, segnala che si sta lavorando per una «proposta globale» sulla situazione della Chiesa in Cile in seguito allo scandalo abusi e al cosiddetto caso Barros, e in particolare saranno ridisegnate «le funzioni del Consiglio nazionale di prevenzione degli abusi e accompagnamento delle vittime», organismo costituito in seno alla Chiesa cilena, perché esso «possa essere investito di ulteriori compiti» rispetto alle attuali competenze.

Inoltre, i vescovi esortano «i laici, le laiche e le persone consacrate della Chiesa cilena a entrare in sintonia con quello che il Papa chiede nella sua lettera, in modo che tutti noi possiamo impegnarci nella riflessione e nell'azione per superare la cultura dell'abuso e dell'occultamento. Su questo tutto il popolo di Dio ha qualcosa da dire, che è necessario ascoltare e accogliere».

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