Vita Chiesa
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Pizzaballa (Gerusalemme), “non ci troviamo alla fine del mondo ma ad un passaggio storico che ha ancora un lungo cammino di fronte a sé"

“Non ci troviamo alla fine del mondo. Ci troviamo, piuttosto, ad un passaggio di una storia che ha ancora un lungo cammino di fronte a sé. Il domani, dunque, che pure ci sarà, dipenderà dalla novità delle relazioni che iniziamo a costruire ora. La morte, ogni morte, non è vinta semplicemente dalla Vita, ma dall’Amore”. Lo ha detto mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, celebrando questa mattina al Santo Sepolcro, nella città santa, la Messa in Coena Domini, inizio del Triduo pasquale. 

Mons. Pizzaballa

Riferendosi alle restrizioni dovute al coronavirus, l’arcivescovo ha parlato di “circostanze tristi, non c’è nulla di esternamente festoso oggi” ma, ha avvertito, “sarebbe riduttivo leggere questo momento di limitazioni, questa battaglia comune solo come tentativo di salvare le nostre vite. Questa è una battaglia che prima o poi perderemo. Siamo piuttosto chiamati ad impegnarci per creare un nuovo mondo, che ha nel Risorto il suo invincibile inizio e nell’amore gratuito e libero il suo modello”.

In altre parole, ha spiegato mons. Pizzaballa, “sapremo creare un mondo nuovo nella misura in cui l’Eucarestia davvero darà forma alle nostre comunità, nello spezzare il pane innanzitutto; e poi nel far nascere relazioni fondate sull’interesse per la persona, sulla giustizia, su modelli sociali inclusivi e non esclusivi, su forme di sviluppo equilibrate e attente al bene comune”.

“L’isolamento e la solitudine di questi giorni possono insegnarci che è possibile cambiare strada, iniziando un percorso di conversione, inteso come un ritorno ad ascoltare la Parola del Signore. La maggioranza di noi – ha ricordato l’amministratore apostolico del Patriarcato latino – è costretta a rimanere chiusa nelle proprie case, senza la possibilità di partecipare alla Messa, cuore della Chiesa e sacramento di guarigione. In questo strano e doloroso momento di digiuno, possiamo forse leggere una chiamata a ripensare e purificare le nostre relazioni familiari, a rifondare la Chiesa domestica alla luce di questo Vangelo, che ci indica nel gesto di lavarsi i piedi il modo per guarire i nostri rapporti, la via per andare al Padre. Nel Pane eucaristico si inaugura l’inizio di una presenza nuova di Cristo tra noi. In questo momento non possiamo farlo insieme fisicamente come comunità. Facciamolo come Chiesa domestica, in famiglia, per poi ricominciare con passione e determinazione il nostro cammino ecclesiale con uno spirito rinnovato”.

Fonte: Sir
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