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RICORDATO IN PALAZZO VECCHIO GIORGIO LA PIRA, UOMO DEL DIALOGO

Nell'Europa colpita dalla tragedia di Madrid, La Pira ci ricorda la necessità del dialogo tra cristiani e musulmani. È questa la lezione del “sindaco santo” risuonata ieri in Palazzo Vecchio, durante il convegno organizzato nel centenario della nascita cui hanno partecipato il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, i sindaci di Firenze e di Roma Leonardo Domenici e Walter Veltroni, il vescovo di Ivrea Luigi Bettazzi, Sergio Zavoli e il presidente della Fondazione La Pira Mario Primicerio.

“La Pira - ha ricordato il ministro Pisanu - fu tra i primi, nel dopoguerra, a cogliere e segnalare la complessità dei problemi che il rapporto con l'Islam avrebbe posto all'Occidente. Proprio qui, a Firenze, promosse incontri tra esponenti di comunità religiose, chiamandoli a riflettere sul dialogo come strumento di pace tra i popoli, sulla necessità, come diceva lui, di abbattere i muri e costruire i ponti”. La via è dunque, per Pisanu, quella del “dialogo come strumento di pace, come scelta per la pace. La Pira ci ha insegnato che la pace è una scelta definitiva, è l'arcobaleno che annuncia per sempre, per il mondo intero, la fine del diluvio”.

“La tragedia di Madrid – ha proseguito il ministro - ha dato corpo alle peggiori paure che già da tempo si legavano, nel comune sentire degli europei, al fenomeno dell'immigrazione: le nostre società aperte sono anche società vulnerabili, lo sappiamo bene. La risposta nei confronti dei violenti deve perciò essere, e sarà, ferma, dura, instancabile: per loro non c'è posto in una democrazia liberale”. Pisanu ha però sottolineato che “i violenti e gli estremisti sono una minoranza, una esigua minoranza”. “Agli altri - ha aggiunto Pisanu - la stragrande maggioranza disposta a rispettare le nostre leggi e i nostri valori, a quelli che chiedono solo di lavorare in pace per costruirsi il futuro migliore, dobbiamo invece sapere offrire un patto civile. Un patto chiaro e leale, fondato sull'equilibrio di diritti e doveri che è la base di una vera integrazione. Il futuro dell'Europa dipende in misura decisiva dalle soluzioni che sapremo trovare sul terreno dell' integrazione, della cooperazione contro il terrorismo, del governo dei flussi migratori regolari e della lotta allo sfruttamento dell' immigrazione clandestina”.

Del “sindaco santo”, monsignor Bettazzi ha sottolineato soprattutto due aspetti: la laicità e la non violenza attiva. “La Pira - ha detto il prelato - è stato un profeta laico, pur essendo uomo di profonda fede: esponente di quella laicità che combatte contro le chiusure, che sa sostenere le proprie convinzioni senza farne delle barriere”.

“Ricordare Giorgio La Pira - ha detto il sindaco Domenici - per Firenze e i fiorentini è l'occasione per ripensare la città, il suo ruolo, la sua vocazione, per ripensare a noi stessi. E la memoria non vuole essere retorica, ma deve servire a guardare al futuro, a guardare più lontano”. “Giorgio La Pira - ha proseguito Domenici - ha saputo interpretare il ruolo di sindaco in un modo moderno, attraverso un rapporto diretto con i cittadini. Lavorò per far capire come per le città, e per Firenze in particolare, fosse importante aprirsi al mondo, essere luogo di dialogo, di scambio, di confronto. Firenze ha avuto un sindaco che ha saputo sposare l'attività di amministratore con quella che definirei una lungimiranza profetica”. “Un sindaco – ha fatto eco Veltroni – deve interpretare l'anima di una città, e La Pira ha saputo farlo benissimo; a questo, ha aggiunto un'attività tutta propria di ambasciatore di pace della repubblica fiorentina”.

Chi era La Pira

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