Vita Chiesa

SINODO DEI VESCOVI: CARD. BAGNASCO, LA BIBBIA E LE QUESTIONI DEL NASCERE E DEL MORIRE

È necessario e urgente “tenere unita la Scrittura, la Tradizione e il Magistero, perché il credente possa comprendere meglio le grandi questioni del nascere e del morire, della famiglia e della libertà, dell’amore e della legge naturale, dell’eutanasia, della fecondazione… e le sappia presentare anche ai non credenti, per i quali la Bibbia vale solo per la forza degli argomenti”. È quanto ha affermato questa mattina il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo alla sedicesima congregazione generale del Sinodo dei vescovi (Vaticano, 5-26 ottobre). “Quando la Chiesa parla di questi temi – ha detto il card. Bagnasco – non fa ingerenza, non va fuori della sua missione evangelizzatrice, ma è dentro alla sua missione. Nello stesso tempo serve le culture e le società perché possano diventare più umane. E esattamente questo lo spirito e lo scopo del «Progetto culturale» che la Cei porta avanti dal 1995 in Italia”. Il card. Bagnasco, nel suo intervento alla sedicesima congregazione generale del Sinodo, si è soffermato sulla “formazione ad una fede pensata e consapevole, in grado di dare ragione della propria speranza”: “Mi pare opportuno ricordare che se è necessario percorrere la via della conoscenza documentata, pregata e condivisa della Parola di Dio scritta, è altresì necessario percorrere la via della ragione. La Sacra Scrittura è attraversata non solo dalle verità soprannaturali, ma anche da quelle naturali che assume, conferma e porta a compimento”. Di fronte al secolarismo, ha proseguito Bagnasco, “dobbiamo interrogarci su come migliorare l’annuncio, conoscere meglio le culture e i contesti, ma senza mai dimenticare il dramma decisivo della libertà personale, e sapendo che le vie di Dio sono infinite. È sempre necessario che ognuno scommetta liberamente se stesso con la Parola che legge”. Per migliorare l’annuncio il cardinale ha proposto di “utilizzare”, “senza escludere occasioni organiche”, “mezzi semplici e piccoli”, quali “la cura dell’omelia, la diffusione della Bibbia, sussidi semplici e agili, piccoli gruppi”… Questi, ha concluso, “sono più praticabili in un contesto, almeno quello occidentale, preso da ritmi convulsi che di solito non facilitano occasioni di lungo respiro e di impegnativo approfondimento”.Sir