Vita Chiesa
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Santa Margherita di Città di Castello: card Bassetti, vigilare sui pericoli per il futuro dell’umanità, causati da quella che Papa Francesco chiama la “cultura dello scarto”

Omelia del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei alla Messa di ringraziamento per la canonizzazione equipollente.  «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto».

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Di seguito l'omelia del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei nel pomeriggio nella Chiesa monumentale di San Domenico a Città di Castello (PG)

Carissimo vescovo Domenico, fratelli nell’episcopato, sacerdoti, religiosi dell’Ordine Domenicano, autorità, carissimi fratelli e sorelle, sono lieto di presiedere questa celebrazione di ringraziamento in onore di Santa Margherita di Città di Castello, alla quale si addicono perfettamente alcune espressioni del Salmo 27 che abbiamo appena proclamato e ascoltato. Questo Salmo, una preghiera nel tempo dell’angustia con la quale l’orante chiede a Dio di liberarlo dalle persecuzioni causate dai nemici, inizia – lo abbiamo sentito – con delle espressioni di speranza («Il Signore è mia luce e mia salvezza»), ma poi più avanti descrive la sofferenza di un orfano: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato». Nella Lettera Decretale di Papa Francesco sulla Canonizzazione equipollente della Beata Margherita leggiamo che «la bambina – nata nel 1287 – era venuta al mondo cieca e deforme e i suoi nobili e ricchi genitori non sopportarono una disgrazia che offendeva l’orgoglio della famiglia», e per questo fu abbandonata per tre volte. Una prima volta dai genitori, quando fu rinchiusa in una cella del loro palazzo, e trascorse i primi anni in solitudine; una seconda volta, ancora dai genitori, quando fu condotta da loro a Città di Castello presso il sepolcro di un frate morto in concetto di santità: sperando in un miracolo, che non avvenne, essi poi l’abbandonarono – scrive un biografo trecentesco – a Castello «senza pietà, sola, senza provvedere a lei, priva di ogni soccorso umano». Infine, Margherita fu abbandonata sulla strada, addirittura dalle monache di un monastero presso il quale sperava di poter trovare rifugio.

Ma la sua vicenda non terminò nella disperazione: «Successivamente, venne accolta da una coppia di sposi profondamente pii, Venturino e Grigia, che le riservarono una piccola camera nella parte superiore della propria dimora» (Lettera Decretale). Da lì, con la preghiera e la contemplazione, poté portare a compimento la sua vocazione, segnata dalle innumerevoli prove ma arricchita anche da abbondanti grazie. Possiamo solo immaginare in quante occasioni Margherita avrà fatta sua la frase del Salmo che abbiamo ricordato, «Quoniam pater meus et mater mea dereliquerunt me» (Sal 27,10 Vulg.), e che, però, continuano con un’affermazione di speranza e fiducia: «Dominus autem assumpsit me», «Ma il Signore mi ha raccolto»!

Se la Scrittura Sacra con questo Salmo ci aiuta a comprendere che «l’amore infinito di Dio supera gli stessi archetipi universali dell’amore, quelli paterni e materni» (G. Ravasi, Il libro dei Salmi), nella vita di Margherita quella Parola si è davvero realizzata: le disabilità che Margherita portava nel suo corpo, e gli abbandoni che ha sofferto, hanno certamente segnato la sua esistenza, ma tutto questo dolore è stato compensato e consolato dall’amore di Dio. Dopo aver indossato l’abito della penitenza dei frati Predicatori, si recava quotidianamente nella loro chiesa, dove si confessava ogni giorno e partecipava con grande devozione alla celebrazione eucaristica, fino a poco prima della sua morte nel 1320. L’iconografia della Santa, rappresentando nel suo cuore le immagini di Gesù, di Maria e di Giuseppe – come scrive ancora Papa Francesco nella Lettera Decretale – mostra che «la Santa non perse mai la sicurezza che Dio l’amava, che il Signore le sarebbe rimasto fedele e non l’avrebbe abbandonata». La vicenda umana e spirituale della Santa di Città di Castello, allora, dopo sette secoli, ha ancora molto da dire e da insegnare a questa Chiesa, alla Chiesa italiana, e alla Chiesa universale. Tra i tanti insegnamenti che potremmo cogliere dalla sua vita, ne illustro brevemente almeno due. Anzitutto, la storia di Margherita ci ricorda che Dio non abbandona nessuno, e che quindi nemmeno noi dobbiamo dimenticarci di coloro che sono nel bisogno.  La drammatica vicenda della santa ci aiuta a vigilare sui pericoli per il futuro dell’umanità, causati da quella che Papa Francesco chiama la “cultura dello scarto”, e ci esorta invece a fare come Gesù. Questi – come ha recentemente ricordato la Presidenza della CEI in una lettera inviata a tutti i Vescovi per l’inizio dell’anno pastorale – ha annunciato «la vicinanza del Regno di Dio con la sua prossimità a coloro che erano scartati ed emarginati» (Curare le relazioni al tempo della ripresa, Presidenza CEI, 8 settembre 2021). Quanti uomini e donne abbandonati, fratelli e sorelle, hanno ancora bisogno della nostra accoglienza, e quanto possiamo fare sull’esempio di santa Margherita! Come ci ha ricordato Gesù, quando saremo giudicati le nostre azioni verranno pesate su quello che abbiamo fatto o non fatto: “Quando ho avuto fame, mi avete dato o non mi avete dato da mangiare? Quando ho avuto sete mi avete dato o non dato da bere? Quando ero straniero mi avete accolto, o mi avete respinto?...”, e così via; è questo che il re ci chiederà quando verrà nella sua gloria (cf. Mt 25,31-46). In secondo luogo, impariamo dalla santa di Città di Castello che tutti, anche i più piccoli, come i diversamente abili, o gli infermi, possono contribuire a far crescere il Regno di Dio. Mentre la nostra società si lascia abbagliare dai corpi perfetti, in salute, in forma, alla luce del Vangelo noi possiamo riconoscere che Dio agisce nella debolezza. Tutti siamo stati colpiti – passatemi l’esempio – dalla forza d’animo e dalle energie che gli atleti delle recenti Paralimpiadi di Tokyo hanno mostrato di avere, e che hanno dato speranza anche a chi vive sulla propria pelle la fatica di una disabilità. Ebbene – scrive ancora Papa Francesco – «in un contesto storico come quello contemporaneo dove a dominare sono modelli “vincenti”, legati alla bellezza, alla salute, alla ricchezza, al potere, l’immagine di Margherita, una “perdente” agli occhi del mondo, esce dai canoni per evocare un sistema di valori rovesciato, dove al primo posto si trova la dignità della persona, di ogni persona, sia essa povera, malata, disabile, e dunque improduttiva, un “peso” per la società». Cari fratelli e sorelle, non dimentichiamo che santa Margherita è stata sempre unita a Dio attraverso la preghiera, che l’ha sostenuta anche nei momenti più difficili. Affidiamo allora all’intercessione della santa tutti i nostri bisogni, quelli della Chiesa e del mondo, perché possiamo crescere nella speranza, nella carità e nell’amore. Amen.

Fonte: Comunicato stampa
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