Vita Chiesa
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Dal n. 7 del 15 febbraio 2004

Serviti, tutto cominciò da quei sette mercanti saliti sul monte

Martedì 17 febbraio, memoria liturgica dei Sette Santi Fondatori, sarà come ogni anno un giorno di festa per il convento di Monte Senario. Quest'anno la festa si arricchisce di un significato particolare: pochi giorni fa, mercoledì 11 febbraio, l'Ordine dei Servi di Santa Maria ha infatti celebrato anche il 700° anniversario dell'approvazione definitiva. Viaggio a Monte Senario per conoscere la storia di questo ordine religioso, nato dal desiderio di alcuni fiorentini di lasciare la città per una vita di carità e contemplazione, e ancora oggi molto presente e radicato nella nostra regione.
DI UGOLINO VAGNUZZI

Serviti, tutto cominciò da quei sette mercanti saliti sul monte

di Ugolino Vagnuzzi
Tra i santuari della Toscana quello di Monte Senario, a cavallo tra il Mugello e le incantevoli colline fiorentine, è uno dei più celebri per santità di memorie, per l'incantevole posizione, per l'aria balsamica dei suoi boschi. È meta di pellegrini italiani e di ogni parte del mondo. A questo luogo di spiritualità ci siamo avvicinati, per conoscerne la storia e soprattutto per sapere chi sono e cosa fanno i Servi di Maria, comunemente chiamati Serviti, che in questi giorni celebrano i sette secoli dall'approvazione del loro Ordine. Ci siamo incontrati con il padre Clemente Maria Nadalet, profondo esperto delle vicende di questo singolare eremo.

Come e quando è sorto il vostro Ordine religioso?

«L'Ordine dei Servi di Maria è sorto a Firenze per opera di sette mercanti fiorentini che, nel Duecento, occupavano una posizione di prestigio nella città e facevano parte di una grossa Compagnia chiamata dei Laudesi dove i membri si riunivano regolarmente per celebrare le lodi in onore del Signore e della Vergine. Tra i sette, che prima non si conoscevano, nacque un'amicizia ed il proposito di fare un cammino insieme, perciò si presentarono al Vescovo di Firenze, Ardingo, ad esporre il loro progetto. Il Vescovo, dopo averli ascoltati, disse loro di andare a Cafaggio, il luogo dove ora sorge il santuario della Santissima Annunziata a Firenze: qui si dedicarono ad opere di misericordia, occupandosi specialmente dei poveri, ammalati, carcerati, lebbrosi, ma soprattutto realizzarono una vita comunitaria di preghiera».

Come approdarono a Monte Senario?

«Visto che a Cafaggio non potevano realizzare la vita religiosa che sognavano perché troppo distratti dalle varie attività, ritornarono dal Vescovo Ardingo e gli chiesero di ritirarsi in luogo solitario per fare vita di penitenza e vivere veramente il Vangelo. Il Vescovo, che aveva avuto in dono da Giuliano da Bivigliano tutto il monte dove ora sorge il santuario di Monte Senario, lo affidò ai sette penitenti».

Come mossero i primi passi sul Monte Senario?

«Da principio vissero nelle grotte. Ognuno aveva scelto la propria. La loro prima realizzazione fu la costruzione di una chiesina, o meglio cappella, in onore della Madonna. Impegnativi restauri l'hanno riportata allo stile primitivo. Si trova all'interno della chiesa quattrocentesca, sulla destra, dietro l'altare maggiore. Questa storica cappella è sempre stata il cuore dell'Ordine dei Servi di Maria di ogni continente. Si chiama «dell'Apparizione» per una pia tradizione che tramanda l'apparizione della Vergine ai Sette Santi eremiti».

Attualmente il santuario è un grande complesso monastico-monumentale. Come fu realizzato?

«Mi permetta un piccolo cenno storico. Monte Senario ha avuto anche momenti di crisi. E un nostro fratello dell'Annunziata, padre Ricciolini, trascorse tre anni a Camaldoli per vivere un'esperienza della vita monastica. Il nostro priore Generale disse: “Adesso che hai fatto l'esperienza di Camaldoli, perché non poni mano ad una esperienza veramente eremitica anche a Monte Senario?” E nel 1595 padre Ricciolini iniziò la sua esperienza. Aderirono molti buoni frati da diverse parti. E per due secoli rimase viva questa esperienza eremitica. Il grosso complesso che si vede oggi è stato costruito da questi eremiti che conducevano una vita austera, e nello stesso tempo lavoravano in modo veramente straordinario. Infatti tutte la costruzioni che si ammirano, oggi, si devono proprio a quel periodo lì».

Qual è la spiritualità del vostro Ordine?

«Poggia su tre pilastri: prima di tutto la fraternità, perché ce ne hanno dato l'esempio i nostri fondatori. Il secondo pilastro è il servizio. Il terzo, che compendia fraternità e servizio, è mariana, cioè ci ispiriamo all'esempio di Maria madre e serva del Signore. All'ispirazione mariana l'Ordine ha dato tanto risalto da realizzare a Roma una facoltà teologica per gli studi di Mariologia».

Avete anche altri santi nell'Ordine?

«Certamente. Oltre ai Sette Santi, abbiamo San Filippo Benizi, che fu il continuatore dell'opera dei Fondatori; poi San Pellegrino da Forlì e S. Antonio Pucci per quarantacinque anni parroco di Viareggio».

Dove siete presenti nel mondo?

«La nostra presenza si estende un po' in tutti i continenti ed è sempre in espansione. Abbiamo missioni in Brasile, nel Cile, in Swaziland e un'altra in Zululand».

Quali servizi svolgete?

«Abbiamo delle comunità contemplative. Ma viviamo tutti un'intensa spiritualità, convinti che tutta la nostra vita è preghiera. Siamo anime consacrate. Siamo continuamente richiesti per la predicazione in ogni regione d'Italia. Ben volentieri partecipiamo alle missioni popolari, anche per diffondere l'amore verso la Madonna. Curiamo molto l'assistenza ai nostri santuari, in modo particolare Monte Senario, culla del nostro Ordine. Assistiamo i poveri e gli ammalati negli ospedali a noi affidati».

Ci sono vocazioni giovanili?

«Abbiamo dei giovani che vivono in contatto con le nostre comunità e, quando maturano la vocazione religiosa, fanno il passo decisivo, affrontando il noviziato e gli studi necessari per il sacerdozio. Purtroppo sono pochi, perché figli della nostra società scristianizzata. Noi però cerchiamo di creare un caldo rapporto di vicinanza. Il nostro Ordine in fase numerica sta riprendendo quota, grazie specialmente alle Fondazioni dell'India, delle Filippine e del Messico».

Il vostro abito religioso nero da dove nasce?

«È un abito monastico che riflette la tradizione degli inizi dell'Ordine. È nero per indicare il dolore della Vergine. Per motivi di lavoro, o altre necessità, possiamo anche non indossarlo».

È vero che Monte Senario è una clinica dello spirito?

«È vero. Qui approdano persone che hanno problemi spirituali. Nei giorni feriali c'è sempre un sacerdote disponibile per colloqui e confessioni. Nei giorni festivi tutti noi sacerdoti siamo a completo servizio dei fedeli. Mi piace accennare anche all'accoglienza che operiamo durante l'anno quando riceviamo giovani che desiderano fare un'esperienza particolare sotto la nostra direzione per approfondire un ideale o tranquillizzare le loro coscienze. Ben programmato il problema dell'accoglienza soprattutto per quelle coppie che si preparano al matrimonio. Quindi preghiera e relative istruzioni. Qui la natura favorisce il raccoglimento. Qui il silenzio lo si respira. Qui si ritrova il rapporto con Dio».

Vi dedicate anche al lavoro manuale?

«Il bosco richiede continua assistenza e quindi impegna un frate che ama le piante; un altro è impegnato nell'orto; uno attende al decoro della chiesa; un altro ancora è addetto ai ricordi del Santuario; tutti sono impegnati nello studio. Insomma, ognuno ha il proprio lavoro. Per gli oziosi qui non c'è posto».

E la distilleria?

«Monasteri e conventi famosi hanno spesso questa tradizione dei liquori tipici, elaborati dalle loro antiche farmacie. La distilleria di Monte Senario è molto apprezzata. Non ne abbiamo fatto un'attività commerciale, ma familiare. Questi i nostri quattro prodotti: la Gemma d'Abeto, l'Alkermes, l'Elisir di China e l'Amaro Borghini, che prende nome da un nostro frate che lo inventò».

Dalla vostra terrezza si gode un panorama più unico che raro. Voi come vedete il panorama della società contemporanea?

«Non siamo tagliati fuori da questo mondo di sofferenza, di ingiustizia, di odio, di lacerazioni, di guerre, di terrorismo. In questo senso il panorama è davvero fin troppo nebbioso, per questo ci impegniamo ogni giorno nella preghiera per un mondo di giustizia, di pace e di amore».

Le presenze dei «Serviti» in Toscana
Una sessantina di frati, oltre 300 suore, alcune centinaia di laici aderenti al terz'ordine: sono i numeri della presenza dei Servi di Maria in Toscana. Oltre alla «casa madre» di Monte Senario, i religiosi sono presenti a Firenze, nel santuario della Santissima Annunziata e nella parrocchia dei Sette Santi; in diocesi di Fiesole, all'eremo delle Stinche (in Chianti, vicino a Panzano) e a Figline Valdarno. Gestiscono inoltre parrocchie a Marina di Massa, Marina di Carrara, Viareggio, Pisa. A Siena c'è invece una casa di formazione al noviziato. In Toscana sono presenti anche alcune delle 22 congregazioni femminili nate dall'ordine dei Servi di Maria: tra quelle più antiche e numerose, le Serve di Maria Santissima Addolorata, che hanno la casa generalizia a Firenze, in via Faentina, e le cosiddette «Mantellate» presenti soprattutto a Pistoia, Firenze, Livorno. Un'altra grande congregazione di Serve di Maria è quella nata a Pisa, dove le suore prestano servizio in cliniche e ospedali. In Toscana hanno alcune case anche le Serve di Maria di Ravenna e le Serve di Maria Riparatrici.

Mille frati, cinquemila suore
e diecimila laici
Martedì 17 febbraio, memoria liturgica dei Sette Santi Fondatori, sarà come ogni anno un giorno di festa per il convento di Monte Senario. Quest'anno la festa si arricchisce di un significato particolare: pochi giorni fa, mercoledì 11 febbraio, l'Ordine dei Servi di Santa Maria ha infatti celebrato anche il 700° anniversario dell'approvazione definitiva.

Nato a Firenze intorno al 1245, quest'Ordine ebbe inizi umili. I primi padri (conosciuti come i Sette Santi Fondatori dell'Ordine) vollero vivere una vita ritirata, per cui si rifugiarono sul Monte Senario. Erano profondamente devoti della Madonna, per cui furono chiamati «Servi di Santa Maria». Si dedicarono ai più poveri, servendo in un ospedale a Cafaggio, appena fuori le mura cittadine. Diedero esempio soprattutto di vita fraterna e di semplicità. Ben presto molti giovani vollero seguirli e si aggregarono, dando avvio a un Ordine mendicante. L'11 febbraio del 1304 arrivò l'approvazione definitiva alla Chiesa con la Bolla «Dum levamus» di papa Benedetto XI.

L'Ordine si sviluppò in Toscana (Firenze, Siena, Pisa), nelle principali città italiane e in molte parti d'Europa. La famiglia dei Servi di Maria comprende, oltre ai frati, le sorelle claustrali, ventidue congregazioni femminili aggregate all'Ordine, due Istituti secolari e poi i Terziari dell'Ordine secolare Servitano. Quello dei Servi di Maria non fu mai, però, un ordine molto numeroso: raggiunse il massimo nel '700, quando contava circa 2500 frati. Oggi i frati Servi di Maria sono poco meno di 1000, le suore circa 5000 e i laici dell'Ordine secolare o di Confraternite dell'Addolorata circa 10.000 e si trovano presenti in tutti i continenti.

Il giovane Priore Generale, padre Angel Maria Ruiz Garnica, nella lettera che ha scritto a tutti i fratelli e le sorelle della famiglia servita in occasione del 700° anniversario, ha affermato che questo è un Ordine antico ma ancora attuale e per questo, dopo 7 secoli, ha un futuro davanti.

Serviti, tutto cominciò da quei sette mercanti saliti sul monte
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