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Sinodo 2018: card. Tsarahazana (Madagascar), «il Papa verrà da noi nel 2019»

«Il Papa verrà da noi nel 2019». Ad annunciarlo, durante la conferenza stampa svoltasi oggi in Sala stampa vaticana a conclusione della prima settimana dei lavori del Sinodo, è stato il card. Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar.

Papa francesco in una seduta del Sinodo sui giovani (Foto Sir)

«Siamo andati a chiedere che venga», ha riferito il cardinale a proposito della visita «ad limina» della Conferenza episcopale del Madagascar: «Verrà da noi nel 2019». Interpellato dai giornalisti sulla effettiva presenza di questo viaggio nel calendario del Papa, il portavoce vaticano, Greg Burke, ha risposto: «Non posso confermarlo, ma viene studiato con molta cura». Lo stesso portavoce vaticano ha fatto sapere che «Questa mattina, nel tornare da S. Marta, il Santo Padre ha inciampato ed è caduto, ma si è rialzato. Sta bene».

Sempre nel corso della conferenza stampa il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana ha ribadito la necessità di «offrire ai candidati al sacerdozio una migliore formazione sul corpo, l'affettività e la  sessualità». Rispondendo ad una domanda sulla presenza del dibattito sulle «turbolenze» della Chiesa, nelle aule sinodali, il cardinale ha risposto: «Ne abbiamo parlato, anche il Papa  ne parla spesso».

Anche all'interno dei Circoli minori, ha riferito il card. Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec, in Canada, si è discusso del tema degli abusi: «Ci sono stati fallimenti di struttura e di sistema, bisogna prenderne coscienza con onestà», ha affermato: «I giovani vogliono una Chiesa autentica, e noi stiamo cercando di renderla ancora più autentica». «Non bisogna aver paura di parlare ai giovani, di affrontare di parlare con loro e di riconoscere che noi pastori siamo i primi a doverci convertire», ha aggiunto il  card. Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina, in Madagascar: «Solo la testimonianza attira davvero, la parola può restare nell'aria». Di qui l'invito alla «coerenza tra la fede» e la vita, considerato dai tre relatori come un requisito indispensabile per «tutti i battezzati», soprattutto nell'attività di evangelizzazione rivolta alle nuove generazioni.

«I giovani ci chiedono di offrire loro delle liturgie migliori, per favorire la partecipazione». È una delle richieste giunte dal Sinodo dei vescovi, che ha appena concluso la prima settimana dei lavori. A rivelarlo ai giornalisti, «con sorpresa», è stato il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana, durante la conferenza stampa di oggi in Sala stampa vaticana.  «I giovani sono diversi, ma le aspirazioni basilari sono le stesse», ha fatto notare il cardinale a proposito della variegata presenza giovanile nei cinque continenti: «Vogliono dare il loro contributo alla società, amano la Chiesa e vogliono lavorare con la Chiesa, di cui sono parte. Ci hanno sfidato a lavorare insieme: dobbiamo prenderli per mano e accompagnarli». «Noi a volte siamo un po' cauti», il «mea culpa» di Gracias: «Dobbiamo cambiare la nostra mentalità sull'apostolato». A proposito della conclusione del processo sinodale, il cardinale di Bombay ha affermato: «Ci sarà un documento del Papa che darà ispirazione alla pastorale giovanile di tutta la Chiesa».

«Il tema delle donne è arrivato molto forte dai giovani, ma anche dai vescovi», ha riferito suor Nathalie Becquart, uditrice, ex-direttrice del Servizio nazionale per l'Evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni della Conferenza episcopale di Francia. «Per la missione della Chiesa, i giovani hanno bisogno di vedere una Chiesa dal doppio volto, fatto di uomini e di donne: una Chiesa plurale, inclusiva, che cerca di camminare insieme». «Siamo tutti nella stessa barca, per navigare in questo mondo», l'immagine usata dalla religiosa per descrivere il clima di «fratellanza» che caratterizza il percorso sinodale, all'insegna appunto della «sinodalità». «In tutti gli interventi - ha proseguito - ho percepito la presenza di una Chiesa molto umile, che riconosce la sua fragilità e le sue difficoltà ed è in un percorso di conversione». «Una Chiesa con i piedi per terra», ha sintetizzato Becquart, «che guarda la realtà così com'è, senza paura di dare un nome ai fallimenti, all'impotenza. La macchina sinodale ha preso il largo, e i vescovi e i giovani cercano insieme il percorso».

Fonte: Sir
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