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Sinodo Amazzonia: rito amazzonico e ruolo delle donne nella Chiesa

Nel briefing odierno sul Sinodo per l'Amazzonia, Paolo Ruffini ha precisato che nel documento finale che sta per essere approvato ci sarà un passo verso il rito amazzonico. Suor Zambrano Jara, «ci siamo sentite madri sinodali». Il vescovo prelato di Marajó: un ministero ufficiale per le donne all’interno della Chiesa.

Ruffini, prefetto Dicastero comunicazione (Foto Sir)

«Nel documento che verrà votato non ci sarà l'esplicitazione del rito, ma semmai un passo verso». Così Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, ha risposto ad una domanda sul «rito amazzonico», durante il briefing odierno sul Sinodo per l'Amazzonia, arrivato ormai in dirittura finale. «Il rito amazzonico è qualcosa di molto complesso, che non potrà essere contenuto in un paragrafo, se ci sarà», ha spiegato Ruffini ai giornalisti: «Si tratta di una questione da affrontare in maniera integrale». «Stiamo attendendo il documento finale», ha aggiunto padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l'informazione, riferendosi al voto dei padri sinodali, atteso per domani pomeriggio: «Anche se ci fosse la proposta, certo richiederebbe un certo lavoro di approfondimento», il richiamo al rito amazzonico. «Se si tratta di un rito con un diritto proprio - ha specificato Costa - potrebbe anche includere l'ordinazione dei preti sposati, come fanno altri riti. Ma sono solo illazioni, e la risposta finale spetta comunque al Santo Padre». Del dialogo in Amazzonia tra cattolici e luterani ha parlato invece Nicolau Nascimento de Paiva, coordinatore della Chiesa evangelica della Confessione luterana in Brasile: «Sappiamo di dover fare ancora molto - il bilancio del cammino ecumenico, ma anche del dialogo interreligioso - ma abbiamo molte più cose in comune, rispetto alle cose che ci separano». Sulla cultura del «buen vivir», tipica delle popolazioni amazzoniche, si è soffermato invece mons. Joaquín Humberto Pinzón Güiza, vicario apostolico di Puerto Leguízamo-Solano e vescovo titolare di Ottocio, in Colombia: «Significa lavorare perché l'Amazzonia sia sana, e non contaminata e distrutta - ha spiegato - affinché l'ecologia integrale si traduca nella capacità di vivere relazioni fraterne e di fare un uso responsabile della casa comune».

«Ci stiamo sentite madri sinodali». Così suor Inés Azucena Zambrano Jara, delle Suore Missionarie di Maria Immacolata e di S. Caterina da Siena, ha descritto ai giornalisti l'atmosfera del Sinodo per l'Amazzonia, che si concluderà domenica prossima, e al quale hanno partecipato anche 35 donne, pur senza diritto di voto. «È stato un ambiente familiare, c'è stata molta vicinanza, molta fiducia, molta confidenza», ha proseguito la religiosa nel briefing odierno in Sala stampa vaticana, definendo il Sinodo «un ambiente di sinodalità, dove tutte e tutti siamo stati ascoltati». La suora colombiana si è detta colpita soprattutto dall'atteggiamento di Papa Francesco, «dalla sua umiltà e dalla sua semplicità: è un uomo di Dio, e lo fa percepire agli altri». Quanto alla proposta, risuonata in aula, di un diaconato femminile, suor Zambrano ha commentato: «Riconfermerebbe la nostra identità, la nostra natura battesimale». «Valorizzare la donna indigena, la donna ‘campesina'»: è questo, ha spiegato la religiosa, «ciò che stiamo facendo come Congregazione, che da sempre lavora accanto ai popoli indigeni e insieme a loro. È stata una grande sfida lasciare da parte il nostro protagonismo». Della necessità di «stare con questi popoli che stanno offrendo la loro profezia, e ascoltare le loro vite sottoposte a minacce di morte» ha parlato anche padre Miguel Heinz, presidente di Adveniat, definendo gli indigeni «martiri», ma anche «capaci di far ascoltare al Sinodo la loro voce, raccontando della grande pressione che stanno esercitando per rendere il mondo consapevole della loro situazione». 

«Più del 60% delle comunità in Amazzonia sono guidate da donne, per la stragrande maggioranza catechiste, ministre della Parola, ministre dell'Eucarestia». Lo ha ricordato mons. Evaristo Pascoal Spengler, vescovo prelato di Marajó, in Brasile, intervenuto oggi al briefing sul Sinodo per l'Amazzonia. «Il 40% dei partecipanti al Sinodo ha chiesto un ministero ufficiale per le donne all'interno della Chiesa», ha proseguito Spengler, sottolineando che «nella storia della Chiesa la presenza delle donne è stata decisiva: ci sono stati patriarchi e patriarche, profeti e profetesse, giudici uomini e giudici donne, fino ad arrivare alla figura di Maria». «Dio per la salvezza ha impiegato le donne», ha proseguito il vescovo facendo notare che nella Chiesa «abbiamo avuto più sante canonizzate che santi, oltre a donne dottoresse della Chiesa e consigliere di Papi». «Papa Francesco ha insistito molto sulla necessità, per l'Amazzonia, di una pastorale di presenza e non solo di visita», ha affermato il francescano riferendosi indirettamente alla questione dei viri probati: «Ci sono già nella Chiesa uomini che esercitano il servizio diaconale: ordinarli sarebbe molto utile non solo in Amazzonia, ma nella Chiesa, così come sarebbe utile avere donne diaconesse, il cui ruolo andrebbe approfondito, insieme al tema aperto dell'ordinazione delle donne». «Già Benedetto XVI - ha fatto notare Spengler - aveva slegato il ministero delle donne da Cristo: canonicamente già esiste un cammino della donna come diacono, non come presbitero». Interpellato dai giornalisti su quanto spazio abbia nel Sinodo la questione delle diaconesse, il vescovo ha risposto: «Si è lavorato molto su questa proposta: siamo fiduciosi nell'azione dello Spirito Santo e lavoriamo in comunione e collegialità».

Fonte: Sir
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