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Solennità di tutti i Santi: vittime di Nizza e malati Covid ricordati nella Messa dall'arcivescovo Betori

Nella preghiera dei fedeli anche un saluto e un preghiera per il presidente della Cei, cardinale Giuseppe Bassetti 

Solennità di tutti i Santi: vittime di Nizza e malati Covid ricordati nella Messa dall'arcivescovo Betori

Le vittime dell’attentato di Nizza e tutti i malati di Covid, con un affettuoso pensiero per il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana in ospedale da ieri mattina a Perugia, sono state ricordate nelle preghiere dei fedeli durante la messa celebrata dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore nella Solennità di tutti i Santi.

Di seguito l’omelia dell’arcivescovo:  

«Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!» (Ap 4,8), così si canta nel cielo nel libro dell’Apocalisse. La santità è attributo divino: Dio è l’unico propriamente santo, e la nostra santità è partecipazione alla sua vita. Ci ha ricordato l’apostolo Giovanni nella sua lettera: «Vedete qual grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1Gv 3,1).

La vita divina in noi, che è vita di santità, non è frutto di una nostra conquista, quanto meritiamo per la nostra bontà: è invece il dono che ci fa Cristo, colui che sempre nell’Apocalisse, appare come l’Agnello immolato e vivo, crocifisso e risorto. Seguire Cristo, nella morte e risurrezione, è la strada che conduce alla santità. Occorre accettare di appartenergli, di essere suoi, segnati dal «sigillo del Dio vivente» (Ap 7,2), quel segno che è il nome di Dio e il nome del suo Figlio: «Ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo» (Ap 14,1).

Essere santi significa essere di Dio Padre e del Figlio suo Gesù, un legame di libertà e di amore, che ci sottrae alla schiavitù del mondo, quella di coloro che portano invece impresso il marchio della Bestia, espressione storica del male che vuole il potere sugli uomini e li priva della loro dignità umana. Il regno del male giunge a disprezzare la vita umana fino a uccidere, contaminando i rapporti tra le religioni, come nel tragico eccidio di Nizza, per le cui vittime preghiamo. E, per stare vicino a noi, la manifestazione del proprio pensiero non può mai prendere la strada della violenza e del disprezzo della città.

Su quanti appartengono alla Bestia, «piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi», viene impresso «un marchio sulla mano destra o sulla fronte» e nessuno può «comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome» (Ap 13,16-17). C’è una solidarietà del bene, cioè la fraternità dei servi di Dio, che si scoprono fratelli perché figli di un unico Padre, ma c’è anche una solidarietà del male, perché solo chi si fa servo del potere di questo mondo può trarre ingiusto profitto dai suoi traffici oscuri, in cui gli uomini stessi e la loro dignità diventano merce.

È questa la prospettiva che ci invita ad assumere Papa Francesco nel denunciare l’inequità che domina questo mondo, sacrificando come scarti quanti vivono ai suoi margini. Così si esprime con molta concretezza nella recente enciclica Fratelli tutti: «Le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli anziani» (n. 18). E continua il Papa: «Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale. È aumentata la ricchezza, ma senza equità, e così ciò che accade è che “nascono nuove povertà”» (n. 21).

Per opporsi al regno del male, occorre prendere la strada della santità, vivendo l’amore di Dio e del prossimo nella vita personale e sociale. È la strada delle Beatitudini, che la pagina del vangelo di Matteo ci ha proposto come immagine prima di tutto di Cristo e poi nostra. È una beatitudine quella del vangelo che nel tempo presente viene colta solo con lo sguardo della fede, mentre si compirà nell’eternità; ma, dal momento che l’eternità è il nostro vero destino e il cammino nel tempo è un passaggio, quella beatitudine è ciò che davvero conta e sulla quale dobbiamo contare. Non ci appaiano cose fuori del mondo povertà, sofferenza, mitezza, ricerca della giustizia, misericordia, purezza di cuore, impegno per la pace, persecuzione a causa della fedeltà a Dio e al suo Cristo. L’invito è piuttosto a rallegrarci, perché in questa momentanea partecipazione alla croce del Signore è la strada verso il regno di Dio, la consolazione, la signoria sul mondo, il dono della giustizia e della misericordia, la visione di Dio, l’essere figli suoi, la ricompensa del cielo. È questo il segreto della santità, un dono che ci trasforma e ci fa fedeli al Signore e alla sua parola.

Fonte: Comunicato stampa
Solennità di tutti i Santi: vittime di Nizza e malati Covid ricordati nella Messa dall'arcivescovo Betori
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