Vita Chiesa
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Strutture sanitarie cattoliche: don Angelelli (Cei), «un cammino sinodale per una nuova carta di riferimento»

«La giornata di oggi ha l'obiettivo di porre a tema dopo 20 anni una questione non sempre evidente ai nostri occhi, l'identità delle strutture sanitarie cattoliche». Così don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, nel saluto alla Giornata di studio su identità e ruolo delle strutture sanitarie cattoliche in Italia, promossa dallo stesso Ufficio presso la Pontificia Università Lateranense.

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Il convegno delle strutture sanitarie cattoliche (Foto Sir)

«Sentiamo mettere a tema argomenti tecnici di organizzazione, gestione, sostenibilità - osserva don Massimo Angelelli - ma meno spesso sentiamo mettere a tema la questione identitaria e carismatica delle strutture stesse che hanno una lunga storia ma che deve essere riletta per essere sicura di non andare avanti stancamente». A questo fine, annuncia, «vogliamo aprire un cammino sinodale di un anno su alcuni temi che saranno oggetto di riflessione nei workshop del pomeriggio. Tra dieci mesi verrà fatta sintesi del lavoro di questi mesi e verrà elaborato un documento che costituirà la carta della sanità cattolica in Italia per i prossimi dieci anni». Il direttore dell'Ufficio Cei consegna quindi il verbo «convergere»: «Nel rispetto della storia, identità e scelte delle strutture - conclude - occorre individuare e fissare obiettivi comuni sui quali convergere».

«Il vero segno della civiltà di un paese è poter accedere a cure di eccellenza e la sanità cattolica senza dubbio le offre», ha affermato il ministro della Salute Giulia Grillo nel messaggio inviato alla Giornata. Nel saluto letto da Marcella Marletta, direttore generale del dicastero, il ministro osserva che «certamente si combatte con un problema di tipo economico, le nuove tecnologie hanno costi talmente alti che a volte ci si interroga sulla loro sostenibilità». Per Grillo «occorre spostare la salute dall'ospedale al territorio, dalla sanità ospedalizzata alla sanità territoriale» e «unire salute del corpo e dell'anima, ciò che queste strutture offrono».

Occorre fare rete. «Oggi siamo di fronte ad un passaggio congiunturale e strutturale di ampia portata che chiede una riflessione ecclesiale più approfondita e scelte coraggiose. Per uscire dalla crisi in cui versano non poche strutture sanitarie cattoliche è imprescindibile un forte impegno nella comunione tra queste realtà, collaborazione che deve fondarsi e radicarsi in un profondo senso di Chiesa». Insomma, «fare rete tra soggetti che condividono la medesima ispirazione cristiana». Non ha dubbi mons. Luigi Mistò, presidente della Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa presso la Segreteria di Stato della Santa Sede, intervenuto all'odierna Giornata sulle strutture sanitarie cattoliche. Mistò mette in guardia dal rischio isolamento: «L'unico modello sostenibile - assicura - è quello che tenta di realizzare sinergie al fine di garantire la continuità assistenziale. Per questa nuova e indispensabile progettualità si deve agire insieme come un unico corpo, fare rete, fare squadra perché il carisma di ciascuno sia ricchezza per gli altri». Per «continuare ad avere una presenza qualificata come sanità cattolica nel panorama della sanità», sostiene il presidente della Commissione vaticana, occorre «mettere a disposizione degli altri la propria eccellenza per creare qualcosa di più della semplice somma delle parti». Guardando all'estero e, in particolare, all'esperienza di rete maturata negli Stati Uniti, Mistò annuncia che l'organismo vaticano sta studiando e valutando una sorta di «contratto di rete».

Fonte: Sir
Strutture sanitarie cattoliche: «un cammino sinodale per una nuova carta di riferimento»
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