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Terremoto in Centro Italia: Camerino, inaugurata nuova struttura per le monache clarisse

(Camerino) Nell'ottobre di due anni fa il terremoto rese inagibile il loro monastero intitolato a Santa Chiara ma non minò la forza d'animo e la speranza di una tempestiva «rinascita». E così è stato per le monache clarisse di Camerino, centro storico marchigiano tra i più devastati dalle scosse, che domenica scorsa, nel giardino in cui si trovava quella danneggiata hanno potuto inaugurare una nuova struttura in legno grazie alla generosità di molte donazioni e del contributo da parte delle Caritas di Milano, Bergamo e Brescia assieme al sostegno dell'Ordine dei Frati minori.

La nuova struttura per le Clarisse di Camerino (Foto Sir)

Al centro dello stabile a navata unica - dotato intorno anche di locali funzionali all'accoglienza e alla foresteria - sorge una grande cappella di quattrocento metri quadri complessivi per un centinaio di posti: è questo il «cuore» pulsante della vita spirituale di una comunità fortemente colpita dal sisma e che, nonostante la maggior parte delle chiese distrutte in città, in questi spazi ritrova oggi un punto di aggregazione e di preghiera.

Oltre a rappresentare un polo universitario di livello per il Centro Italia, Camerino è anche una tappa di passaggio significativa per i pellegrini della Via Lauretana e alle religiose (costrette a trasferirsi temporaneamente nel convento di San Severino nei mesi più critici dell'emergenza) è stata fin da subito garantita una vicinanza speciale, nel segno della concreta solidarietà.

Nella chiesa già pesantemente lesionata dal sisma del 1997 e risistemata da poco con ingenti sacrifici vanificati dalla tragedia del 2016, oltre all'antico crocifisso ligneo realizzato dall'intarsiatore Domenico Indivini e ora restaurato, vengono inoltre custodite le spoglie della beata Camilla Battista da Varano, la mistica camerte di nobili origini morta nel 1524 e che fu abbadessa del monastero. Più che comprensibile la gioia espressa dalle sette clarisse per voce di madre Chiara Laura Serboli, attuale badessa che, nel corso della messa inaugurale celebrata da padre Ferdinando Campana, ministro provinciale dei Frati minori delle Marche, alla presenza anche del sindaco, Gianluca Pasqui, ha rivolto parole di gratitudine a quanti, in questo tempo «di grande sconforto e smarrimento» hanno dimostrato un'attenzione davvero fraterna.

«Con il terremoto, ci si ritrova poveri, nulla è come prima, ma un'esperienza del genere ti riconduce all'essenziale - ha affermato con emozione la religiosa - e ti costringe a domande scomode: cosa può rifiorire dalla distruzione di questi borghi che rischiano di essere abbandonati? Di fronte alla precarietà della materia, dobbiamo quindi aggrapparci alla luce dello Spirito di Dio, che dona coraggio. Oltre alle macerie, desideriamo vedere i cantieri aperti e guardare insieme, con collaborazione, a tutto il bello che c'è», facendo riferimento alla trasmissione della compianta Maria Grazia Capulli, volto amato della Rai e nativa proprio di Camerino.

Fonte: Sir
Terremoto in Centro Italia: Camerino, inaugurata nuova struttura per le monache clarisse
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