Vita Chiesa
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«Torno nella mia Firenze»: il cardinale Bassetti in San Lorenzo per i 25 anni di episcopato

«Entro trepidante in questa basilica che 25 anni fa vide la mia ordinazione episcopale. La ricordo piena e festante: forse il meno allegro ero io, diventare vescovo significava lasciare tutto e partire. Oggi mi sento di dire, con le parole del salmo: ti rendo grazie Signore». Sono le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella Messa celebrativa dei suoi 25 anni di episcopato, nella basilica di San Lorenzo a Firenze.

Bassetti

«Torno nella mia Firenze. Qui sono nato al sacerdozio ministeriale - ha ricordato Bassetti - qui, proprio in questa basilica, sono stato consacrato vescovo, qui sono stato formato nel seminario, e a mia volta ho cercato di dare anche agli alunni qualche cosa che avevo ricevuto. Una Chiesa che è madre, per cui hai sempre un rispetto, un affetto di figlio nei suoi confronti».In questa basilica, ha agguinto Bassetti, «la fede e la storia si fondono, lo dicevamo con l'arcivescovo Betori uscendo dalla sacrestia, per mostrare al mondo una sola civiltà, quella dalle radici cristiane».

Ordinato prete nel 1966, Bassetti è stato dal 1972 rettore del seminario minore di Firenze, e dal 1979 rettore del seminario maggiore; nel 1990 è stato nominato provicario generale e nel 1992 vicario generale dell'arcidiocesi di Firenze. L'8 settembre 1994 ha ricevuto l'ordinazione episcopale nella basilica fiorentina di San Lorenzo dal cardinale Silvano Piovanelli.Bassetti ha ricordato le parole pronunciate quel giorno da Piovanelli, dispiaciuto di perdere il suo vicario ma anche felice perché il vento dello Spirito aveva soffiato sulla Chiesa fiorentina.

«Con il cuore pieno di gratitudine - ha affermato ancora Bassetti - saluto il fratello cardinale Giuseppe Betori, con il quale ci siamo incrociati: lui, umbro, arcivescovo di Firenze, io fiorentino in Umbria». E un saluto affettuoso è andato anche ai preti fiorentini (presenti in grandissimo numero), con un ricordo particolare per quelli avuti come seminaristi negli 11 anni in cui è stato rettore del seminario di Firenze. «Ogni Chiesa particolare è unica e irripetibile: voi preti fiorentini siete segnati da alcune cose nella vostra spiritualità» ha affermato Bassetti, citando a questo proposito le parole del «sindaco santo» Giorgio La Pira: «La mia dolce e armoniosa Firenze creata, in un certo senso, sia per l'uomo come per Dio, per essere come la città sulla montagna, luce e conforto sul cammino degli uomini».

E proprio al tema della città Bassetti ha dedicato un'ampia riflessione nella sua omelia. «Abbiamo una città forte, ci ha ricordato il profeta Isaia, circondata da mura e bastioni: ma è anche una città fragile, lo sottolineo continuamente, l'Italia ha un territorio fragile come gli abitanti che la abitano». Il presidente dei vescovi italiani ha ricordato che «Le città costruite su valori instabili, su una concezione disumana della vita, sull'egoismo, sul sopruso, sull'ingiustizia, queste città e queste case non reggono, la giustizia di Dio infine le travolgerà. I poveri, sempre emarginati, le calpesteranno, quasi come segno di liberazione, perché è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti». Per Bassetti «la città e le case costruite sulla roccia non cadono; vengono meno invece quelle costruite sulla sabbia, quelle lungo i fiumi, come abbiamo visto anche in questi giorni, perché le travolge la piena». Secondo il cardinale «rimane salda, questa città, solo se ancorata alla roccia che è il Signore: altrimenti è travolta e diroccata. Solo Dio è la roccia sulla quale possiamo fondare la nostra vita personale e comunitaria».

All'inizio della celebrazione il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, ha sottolineato che «Bassetti mette sempre un pizzico di Firenze ogni volta che parla, con la memoria dei grandi fiorentini come il cardinale Elia Dalla Costa e il sindaco Giorgio La Pira. Anche l'intuizione della giornata che a febbraio vivremo a Bari per la pace nel Mediterraneo è tutta motivata dalla memoria degli incontri per il Mediterraneo di La Pira».

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