Vita Chiesa
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Un Sinodo per la Diocesi di Massa Marittima-Piombino

Il prossimo 23 marzo si aprirà il Sinodo della diocesi di Massa Marittima-Piombino.  L'annuncio è stato dato dal vescovo Giovanni Santucci con una lettera che domenica scorsa è stata letta in tute le chiese: «Chiamo la Chiesa Massana-piombinese a riunirsi - scrive monsignor Santucci - perché nella preghiera si ponga in ascolto dello Spirito che guida alla conoscenza della verità». Al Vescovo di Massa Marittima-Piombino abbiamo chiesto di spiegarci con quali attese la Diocesi si prepara a vivere il Sinodo.
DI RICCARDO BIGI

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Un Sinodo per la Diocesi di Massa Marittima-Piombino

di Riccardo Bigi

Il prossimo 23 marzo si aprirà il Sinodo della diocesi di Massa Marittima-Piombino.  L'annuncio è stato dato dal vescovo Giovanni Santucci (nella foto) con una lettera che domenica scorsa è stata letta in tute le chiese: «Chiamo la Chiesa Massana-piombinese a riunirsi - scrive monsignor Santucci - perché nella preghiera si ponga in ascolto dello Spirito che guida alla conoscenza della verità». «Ogni epoca della storia - scrive ancora il Vescovo - ha spinto i credenti a trovare vie nuove per testimoniare la propria fede, parole nuove per l'annuncio del Vangelo; anche ai nostri giorni sembra urgente compiere questo sforzo perché il Vangelo risuoni ancora come speranza di salvezza per il mondo». Sappiamo, sottolinea Santucci, che «Gesù Cristo è la Parola di vita che il Padre dona agli uomini»: la domanda allora è «come dire tutto questo alle donne e agli uomini in mezzo ai quali viviamo? Con i quali condividiamo il lavoro, la scuola, il tempo libero? Come esprimere la gioia di aver trovato nell'incontro con il Cristo nella Chiesa l'anima del nostro andare, la forza di vincere le stanchezze della vita, la speranza che accompagna e illumina l'esperienza della sofferenza e della morte?». Al Vescovo di Massa Marittima-Piombino abbiamo chiesto di spiegarci con quali attese la Diocesi si prepara a vivere il Sinodo.

Quali sono le ragioni di questo «ritrovarsi»?

«Per noi cristiani il ritrovarsi è gesto comune del vivere e dell'agire. La dimensione della fraternità e della comunione che la caratterizza è essenziale come il rapporto personale con il Signore. Tutta la vita spirituale, dalla preghiera alla missione, è frutto della comunione. Il Sinodo è occasione solenne in cui il vescovo convoca la Chiesa perché, nell'ascolto dello Spirito, sappiamo fare le scelte pastorali più opportune al fine dell'evangelizzazione».

Come annunciare il Vangelo alle donne e agli uomini del nostro tempo? È questa la domanda che lei rivolge a sacerdoti, religiosi, laici della sua Chiesa. Proporrà, per cercare una risposta, alcune piste di riflessione? Nella sua lettera fa riferimento ad esempio alle famiglie, ai giovani, alla carità…

«Il Sinodo viene convocato dopo la visita pastorale alla Diocesi vissuta in questi ultimi anni (2006 - 2008). Dalla riflessione fatta sui dati acquisiti emergono alcune indicazioni. La nostra scelta degli ambiti di studio viene così determinata: la famiglia, i giovani, la carità, tutto legato alla trasmissione della fede, iniziazione cristiana e catechesi, tenendo conto della nostra storia».

Il Sinodo è già stato oggetto di riflessione nel consiglio presbiterale, nel consiglio pastorale, nelle assemblee del clero: i prossimi mesi serviranno a preparare le parrocchie a questo evento. Quali saranno i vari passaggi?

«La commissione preparatoria del Sinodo sta elaborando le tracce utili per una riflessione nelle comunità parrocchiali che dovrà poi convergere nelle assemblee sinodali. Non abbiamo molta esperienza in questa organizzazione. Guardiamo all'esperienza di altre Chiese, cerchiamo di muoverci con prudenza e attenzione allo scopo di coinvolgere tutti in questo evento».

Nella lettera di annuncio lei parla delle testimonianza antiche di presenza cristiana nella maremma e nell'arcipelago toscano: dalle catacombe di Pianosa alla Madonna del Frassine, dalla venerata memoria di San Cerbone al monastero di Palazzolo. Oggi queste radici sono ancora vitali?

«Le tracce del passato sono ben visibili sul territorio della Diocesi sia nelle tradizioni delle comunità. Sono convinto che la storia sia importante non ciò che davvero conta è il futuro, quanto il Signore ci chiede, la nostra vocazione, il nostro essere testimoni e missionari. Siamo grati del nostro passato cerchiamo di essere altrettanto generosi nel donarci. La storia di questa terra meravigliosa ci conforta e ci dà forza».

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