Vita Chiesa
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VESCOVI AFRICA-EUROPA, MESSAGGIO FINALE: PRESENTI NELLE SFIDE DEL MONDO

Parole chiave: africa (788), vescovi (128), ccee (166), europa (111)

Urbanizzazione, materialismo, migrazioni, proliferazione delle sette e sfruttamenti abusivi del suolo e del sottosuolo. Sono queste «le sfide del mondo» che i vescovi d'Africa e d'Europa vogliono affrontare “per servire meglio gli uomini e le donne che vivono nei nostri continenti”. Sono elencate nel messaggio che i vescovi africani ed europei rivolgono “ai fedeli cristiani e agli uomini di buona volontà” all'indomani del simposio che i presuli dei due continenti hanno avuto a Roma dal 13 al 17 febbraio sul tema della nuova evangelizzazione. “Stiamo vivendo l'esperienza senza precedenti, particolarmente nell'emisfero Nord – scrivono i vescovi -, di un rifiuto di Dio o di un'indifferenza crescente”. “Sappiamo però che, al di là di tutte le culture, l'uomo e la donna hanno un'esperienza comune nel loro cuore, in Africa così come in Europa: sono abitati dal desiderio di amare, di essere amati e di dare la vita”. I vescovi si dicono poi disponibili ad essere “attenti alle sfide del mondo”. La prima sfida indicata nel messaggio è quella dell'urbanizzazione che a detta dei presuli moltiplica “le delusioni, le solitudini e le miserie”: “Dobbiamo imparare il linguaggio dell'uomo della città per promuovere una vera vita comunitaria che favorisca l'accoglienza delle domande dell'uomo sradicato”. C'è poi la sfide del “materialismo”.
“L'esca del denaro – scrivono i vescovi - genera nuove forme di egoismo che allontanano dalla solidarietà e dalla ricerca del bene comune”. Nel messaggio di parla anche delle “migrazioni”: “costituiscono anch'esse una sfida e pongono molti interrogativi alle nostre società. Possono provocare squilibri sociali e paure”. A questo proposito i presuli indicano una prospettiva: “Una vera pastorale dei migranti impegna le nostre Chiese ad essere segno della fraternità in Cristo: ‘Ero forestiero e mi avete accolto'”. I vescovi si dicono inoltre preoccupati per la proliferazione delle sette: “Dobbiamo interrogarci sul nostro linguaggio talvolta complesso e troppo astratto. Dobbiamo osare di più nell'annuncio di Gesù Cristo, chiamando ad un'adesione di fede personale e comunitaria”. Infine un allarme ed un appello contro “gli sfruttamenti abusivi del suolo e del sottosuolo” che vengono perpetrati anche “a prezzo di numerose corruzioni, con le violenze, o addirittura le guerre”. “E' importante impostare le cose in modo da agire insieme, presso i governanti, per avere una parola comune in vista di una maggiore giustizia”. Il messaggio si conclude con la garanzia di un impegno preso e condiviso: ”Vogliamo essere presenti all'appuntamento con le sfide del nostro mondo, in primo luogo con le nostre conversioni personali e con la messa in atto delle trasformazioni necessarie per servire meglio gli uomini e le donne che vivono nei nostri continenti”. (Sir)

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