Vita Chiesa
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Via Crucis al Colosseo, le meditazioni dei giovani libanesi

Nel nostro mondo contemporaneo”, “molti sono coloro che, deboli e vili davanti a queste correnti di potere, impegnano la loro autorità al servizio dell’ingiustizia e calpestano la dignità dell’uomo e il suo diritto alla vita”, ma tu “Signore Gesù non permettere che l’ingiustizia conduca gli innocenti alla disperazione e alla morte”. È il grido che hanno levato stasera i giovani del Libano, che hanno composto, sotto la guida del cardinal Béchara Boutros Raï, le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, nella I Stazione.

Parole chiave: Via Crucis (16)

E se “anche oggi il mondo si piega sotto realtà che cercano di espellere Dio dalla vita dell’uomo, come il laicismo cieco che soffoca i valori della fede e della morale in nome di una presunta difesa dell’uomo; o il fondamentalismo violento che prende a pretesto la difesa dei valori religiosi”, i giovani del Libano al Signore, nella meditazione della II Stazione, affidano a Gesù “tutti gli uomini e tutti i popoli umiliati e sofferenti, in particolare quelli dell’Oriente martoriato” affinché possano portare con Lui “la loro croce di speranza”.

Commentando l’incontro di Gesù con la madre nella IV Stazione, i giovani del Libano chiedono a Gesù: “Signore, fa’ che in questi tempi difficili le nostre famiglie siano luoghi della tua presenza, affinché le nostre sofferenze si tramutino in gioia”.

Nella V Stazione i giovani libanesi hanno ricordato che “la croce della sofferenza e della malattia” può “inchiodare alla sedia, ma non impedire di sognare; oscurare lo sguardo, ma non colpire la coscienza; rendere sorde le orecchie, ma non impedire di ascoltare; legare la lingua, ma non sopprimere la sete di verità. Appesantire l’anima, ma non derubare della libertà”.

E nella VI Stazione, i giovani hanno pregato per quanti cercano il Volto di Dio e “lo trovano in quello dei senza dimora, dei poveri e dei bambini esposti alla violenza e allo sfruttamento”. Nella meditazione della VII Stazione, i giovani hanno chiesto il “rispetto della libertà religiosa”, auspicando che “le diverse religioni” possano “mettersi insieme per servire il bene comune” e invocando lo Santo Spirito per “consolare e fortificare i cristiani, in particolare quelli del Medio Oriente, affinché uniti a Cristo siano, su una terra lacerata dall’ingiustizia e dai conflitti, i testimoni del suo amore universale”.

Nell’VIII Stazione c’è stato un pensiero per le “madri afflitte” e le “donne ferite nella loro dignità, violentate dalle discriminazioni, dall’ingiustizia e dalla sofferenza”.

Nella IX Stazione i giovani, riflettendo sulla Chiesa “oppressa sotto la croce delle divisioni”, hanno pregato affinché i cristiani si rialzino e avanzino “sulla via dell’unità”.

Nella X Stazione è tornata la preghiera per il Medio Oriente: “Accorda, Signore, ai figli delle Chiese orientali - spogliati da varie difficoltà, a volte perfino dalla persecuzione, e indeboliti dall’emigrazione - il coraggio di restare nei loro Paesi per annunciare la Buona Novella”.

Nell’XI Stazione si è pregato il Signore di liberare dalla “loro schiavitù” tutti “i giovani che sono oppressi dalla disperazione, per i giovani vittime della droga, delle sette e delle perversioni”. Di fronte alle sfide di oggi una preghiera nella XII Stazione “perché tutti coloro che promuovono l’aborto prendano coscienza che l’amore non può essere che sorgente di vita. Pensiamo anche ai difensori dell’eutanasia e a coloro che incoraggiano tecniche e procedimenti che mettono in pericolo la vita umana. Apri i loro cuori, perché ti conoscano nella verità, perché si impegnino nell’edificazione della civiltà della vita e dell’amore”.

Nella XIII Stazione invece si è pregato “per le vittime delle guerre e della violenza che devastano, in questo nostro tempo, vari Paesi del Medio Oriente, come pure altre parti del mondo. Preghiamo perché gli sfollati e i migranti forzati possano tornare al più presto nelle loro case e nelle loro terre. Fa’, Signore, che il sangue delle vittime innocenti sia il seme di un nuovo Oriente più fraterno, più pacifico e più giusto”.

Fonte: Sir
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