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Vita consacrata: un tempo di profondi cambiamenti

I cambiamenti in atto nella Vita Consacrata, e i rapporti tra gli istituti religiosi e le diocesi della Toscana: sono stati questi i temi dell'incontro promosso dalla commissione mista vescovi-religiosi che si è svolto sabato 6 giugno all'eremo di Lecceto, alle porte di Firenze. Un incontro allargato, che insieme al vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti (presidente della Commissione mista) e al vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello Mario Meini ha visto la presenza di una trentina di superiori (generali o provinciali) delle varie congregazioni religiose presenti in Toscana, e dei vicari episcopali per la vita consacrata di alcune diocesi.

Parole chiave: religiose (17), religiosi (67), cet (54)
Vita consacrata: un tempo di profondi cambiamenti

I cambiamenti in atto nella Vita Consacrata, e i rapporti tra gli istituti religiosi e le diocesi della Toscana: sono stati questi i temi dell'incontro promosso dalla commissione mista vescovi-religiosi che si è svolto sabato 6 giugno all'eremo di Lecceto, alle porte di Firenze. Un incontro allargato, che insieme al vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti (presidente della Commissione mista) e al vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello Mario Meini ha visto la presenza di una trentina di superiori (generali o provinciali) delle varie congregazioni religiose presenti in Toscana, e dei vicari episcopali per la vita consacrata di alcune diocesi.

A tenere le relazioni principali sono stati madre Daniela Capaccioli, presidente regionale dell'Usmi (l'organizzazione che unisce le madri superiore delle varie congregazioni femminili) e padre Antonio Di Marcantonio, presidente regionale della Cism (il corrispettivo per le congregazioni maschili). Padre Antonio ha messo in evidenza una situazione complessa e delicata, segnata da rapide trasformazioni. «La prima difficoltà - ha affermato - è quella di avere chiara la nostra identità: siamo come smarriti, disorientati. Forse ci preoccupiamo troppo del futuro, senza chiederci come vivere oggi, nel presente, la vita religiosa». La realtà esterna, ha proseguito, «viene spesso sentita come invasiva e fagocitante, mentre noi ci sentiamo poveri, deboli, incapaci di affrontare un mondo così complesso». Nasce quindi un senso di frustrazione.

In passato, ha spiegato padre Antonio, la Vita Consacrata si è identificata con alcune opere; oggi hanno preso il sopravvento soprattutto le opere missionarie. In molti campi però il servizio offerto dagli istituti religiosi (come la scuola, la sanità, l'assistenza agli anziani...) ha sempre meno rilevanza. Questo può portare, positivamente, a interrogarsi sulla necessità di cambiare il modo e il significato della presenza della Vita Consacrata nella Chiesa e nella società. «Oggi - ha sottolineato il francescano - si torna ad anteporre la carità teologale, si parla anche di carità culturale». Il primato di Dio, il primato della spiritualità, una spiritualità capace di incarnarsi nella cultura del nostro tempo: questi dunque i punti da cui ripartire. Quando si parla di ridimensionamento, di riorganizzazione delle presenze, di chiusure di case e di opere, secondo padre Antonio si può anche vedere in tutto questo un'occasione per riqualificare la presenza religiosa sul territorio: non più solo come «servizi» offerti ma come «segni» di una fraternità possibile: produrre relazioni, offrire spazi di comunione e di umanizzazione. Di fronte alle scelte, anche difficili o dolorose, che spesso si trovano a fare, le varie congregazioni quindi devono essere aiutate nel discernimento, ma anche capite e sostenute dalla Chiesa locale.

Da parte sua, madre Daniela Capaccioli ha ricordato che le difficoltà e i cambiamenti che riguardano la vita religiosa sono gli stessi che riguardano tutta la chiesa nel mondo occidentale: una società scristianizzata, la crisi della famiglia, l'invecchiamento della popolazione. In questo contesto, ha proseguito, «le entrate di nuove vocazioni si sono quasi rarefatte» e molti istituti trovano sempre più difficoltà a gestire opere sociali e caritative ormai diventate «aziende» per quanto riguarda le responsabilità amministrative e legali. A volte il mantenimento di opere e di immobili diventa anzi un peso, causando difficoltà economiche.

Quella che si sta vivendo, però, secondo madre Daniela «è un'ora di povertà ma non di decadenza, segnata  dal Vangelo, dalla fedeltà alle promesse, dall'ansia  ecclesiale, dall'apertura missionaria». Tra le congregazioni femminili della Toscana, molte si sono aperte alla missione «ad gentes» spingendosi coraggiosamente nei vari continenti: questo ha portato anche nelle case presenti nella nostra regione una forte presenza di giovani suore straniere (indiane, filippine, africane, polacche, sudamericane...).

Tra i suggerimenti e le richieste che le congregazioni religiose pongono alle Chiese locali, c'è quindi prima di tutto quella di una attenzione maggiore alla pastorale giovanile e vocazionale, rafforzando l'annuncio della vocazione alla vita consacrata in parrocchie, associazioni, movimenti. La presenza di suore straniere poi può essere una ricchezza per il servizio pastorale alle tante comunità straniere, che spesso trovano poche risposte alle loro esigenze da parte delle diocesi e delle parrocchie.

A conclusione dell'incontro, dopo aver ascoltato anche altre testimonianze di singole congregazioni, il vescovo Meini ha proposto di preparare una scheda con le questioni più urgenti da sottoporre alle Chiese locali (i problemi organizzativi e gestionali, la questione vocazionale, la presenza dei religiosi nella pastorale diocesana e parrocchiale). Il documento sarà sottoposto alla discussione dei vescovi nell'assemblea della Conferenza Episcopale Toscana che si svolgerà a settembre.

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