Aborto

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"Nessuno ti avverte che se lo fai, uccidi anche una parte di te e quella morte te la porti dentro tutta la vita". Con parole serene, ma accorate, l'attrice ci racconta l'interruzione volontaria di gravidanza vissuta a vent'anni e la profonda ferita che le ha provocato, sprofondandola per anni in un vortice di dolore e sensi di colpa. 

È la cancellazione del figlio concepito che unisce l’anima radicale presente nella legge 194 e le nuove linee di indirizzo sulla Ru486”. Non usa giri di parole la presidente del Movimento per la vita italiano che mette in guardia, nella doverosa dissuasione dall'uso della pillola abortiva, dal rischio di “irrobustire”, attraverso il rifiuto dell’aborto farmacologico, l’accettazione della legge 194 che rimane “integralmente iniqua”

“Un modo per banalizzare e mimetizzare ulteriormente l’aborto confinandolo nel privato e scaricandone tutto il peso sulle spalle della donna”. Obiettivo, risparmiare sulla spesa sanitaria ma anche “sollevare molti ginecologi non obiettori da un intervento chirurgico che iniziano ad avvertire come fatica psicologica, emotiva e morale”. Emanuela Lulli, ginecologa e medico di medicina generale, commenta in questi termini al Sir le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza con la pillola abortiva Ru486

La pillola abortiva Ru486 potrà essere assunta, senza ricovero obbligatorio, fino alla nona settimana di gestazione: è quanto prevedono le nuove linee di indirizzo per l’interruzione volontaria di gravidanza, che saranno emanate dal Ministero della Salute, come annunciato sabato 8 agosto, in un tweet, dal ministro Roberto Speranza. "Uno scenario tristissimo di morte e solitudine", commenta al Sir Marina Casini Bandini, presidente del Movimento per la vita italiano

Un appello ai fedeli cattolici e, più in generale, ai cittadini britannici perché scrivano ai loro parlamentari per chiedere che si oppongano a un cambiamento nella legge che aprirebbe all’aborto su richiesta, per qualunque motivo, fino a 28 settimane. A lanciarlo è mons. John Sherrington, responsabile del settore vita per la conferenza episcopale di Inghilterra e Galles.

Approda in Giunta regionale una delibera che, in nome dell’ideologia e del risparmio, permette l’Ivg farmacologica anche in strutture territoriali di tipo ambulatoriale. Nonostante le Linee guida del Ministero della salute prevedano il ricovero ospedaliero per l’uso del mifepristone, già adesso lo si pratica in regime di day hospital esponendo così la donna a gravi rischi.