Clima

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Con i giornalisti sull’aereo che lo riportava a Roma Francesco ha parlato di tutto, come di consueto. Dal Vatileaks alle «sporcizie nella Chiesa» già denunciate da papa Benedetto; dal divieto dell’uso del profilattico nella lotta all’Aids, al traffico di armi; dal ruolo della stampa nel denunciare ogni forma di corruzione alla conferenza sul clima . Ma è stata soprattutto l’Africa al centro della lunga conversazione. Eccone una sintesi e il testo integrale.

«Il mondo di oggi ha un grande bisogno di riconciliazione, soprattutto alla luce del tanto sangue che è stato versato in recenti attacchi terroristici». È l’appello lanciato dal Papa nel messaggio inviato al Patriarca Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, in cui fa riferimento alla tragica situazione internazionale per suggerire un percorso di dialogo tra cattolici e ortodossi: «Possiamo accompagnare le vittime con le nostre preghiere, e rinnovare il nostro impegno per una pace duratura, promuovendo il dialogo tra le nostre tradizioni religiose, poiché l’indifferenza e l’ignoranza reciproca può portare solo alla sfiducia e purtroppo anche al conflitto».

Le religioni per il clima. Si è pregato questa mattina nella basilica cattedrale di Saint-Denis. Si è meditato secondo le diverse tradizioni – ebrea, cristiane, musulmana, sikh, indù, buddista. Una invocazione dalle voci e nelle lingue più diverse ma unanime per chiedere d’infondere nei leader politici che lunedì arriveranno a Parigi per la Conferenza sul clima «il coraggio e la forza di cambiare il destino del nostro pianeta». 

Papa Francesco arriva in vettura elettrica nel parco della sede dell’Onu in Africa, a Nairobi, e pianta un albero, per invitare a “continuare a lottare contro la deforestazione e la desertificazione”. Lo ricorda tra gli applausi dei 3mila tra delegati e diplomatici che ascoltano il suo discorso in spagnolo nel palazzo che ospita gli uffici dell’Unep, il programma Onu per l’ambiente, e del UN-Habitat, il programma su insediamenti e urbanizzazione.

(Bruxelles) Alla vigilia della Cop15 di Copenaghen, nel 2009, «tutti speravano in un accordo vincolante, che sostituisse il Protocollo di Kyoto», ma «quella speranza non si è concretizzata» e «poco o di fatto nulla è cambiato da allora». Riparte da lì il «Rapporto ai vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) sulla protezione del clima», che un gruppo di cinque esperti ha pubblicato alla vigilia della Cop21 di Parigi.