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«Sono polemiche sterili. La verità è solo una: nessuno vuole aiutare queste persone». Regina Catambrone, fondatrice del Moas, la prima missione di salvataggio con navi nel Mediterraneo, replica alle accuse e alle polemiche di questi giorni sulle presunte collusioni con i trafficanti: «Stanno creando una politica del terrore. Siccome non riescono a fare politiche serie, buttano fango su chi ha portato umanità».

Un invito a chi mette dubbi sull’operato delle Ong che con le navi salvano migranti in mare: «Perché non vi imbarcate sulle navi e verificate direttamente il loro operato? Altrimenti si fa solo una polemica sterile e senza prove». È la proposta, espressa al Sir, da Oliviero Forti, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana. Sulla stessa linea Intersos e Medici senza frontiere.

Il 2016 si avvia a diventare l’anno con il più alto numero di morti: più di 4.200 rifugiati e migranti hanno perso la vita – durante viaggi pericolosi – nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Finora quest’anno quasi 160mila persone sono arrivate in Italia. Lo afferma l’Unicef commentando l’ultimo naufragio al largo delle coste della Libia lo scorso mercoledì nel quale, secondo diverse fonti, alcuni bambini e donne in gravidanza sarebbero tra le 240 persone annegate nel tentativo di raggiungere le coste europee.

«Abbiamo appreso di questa tragedia durante i lavori del Migramed. Una tragica coincidenza che conferma la nostra preoccupazione per quanto sta accadendo nel Mediterraneo». Così Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana, commenta al Sir il naufragio di un’imbarcazione con 600 migranti partita dall’Egitto, con decine di vittime finora accertate ma si teme che i morti siano molti di più.