Mare

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La strategia per ricollocare i rifugiati in Europa prevede la creazione di centri di identificazione e «smistamento» nei Paesi di primo arrivo. L’Italia si sta attrezzando: già funziona «in via sperimentale» l’hotspot di Lampedusa; entro novembre ne dovrebbero essere approntati altri a Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani. Poi Taranto e forse Augusta. Le reazioni di Caritas e Migrantes

Quarantanove persone morte per asfissia nella stiva di una nave partita dalle coste libiche, a Sud di Lampedusa; 2.500 morti accertati dall’inizio del 2015. «Sono - commenta Antonio Russo, responsabile nazionale Acli per l’immigrazione - le nuove vittime dell’indifferenza e di politiche che, piuttosto che preoccuparsi della vita degli esseri umani, assistono con cinico calcolo al ripetersi di una tragedia umanitaria senza uguali nella storia» del Mediterraneo. 

I racconti sono stati raccolti direttamente sul campo dagli operatori dell'organizzazione umanitaria Medici per i diritti umani (Medu) e comprovati da visite mediche e psicologiche. Un autentico catalogo degli orrori. Il resoconto è confluito nel rapporto «Fuggire o morire. Rotte migratorie dai Paesi sub-sahariani verso l'Europa»

Una riflessione a margine delle polemiche suscitate dalla lettera sull'accoglienza agli immigrati dei vescovi del Triveneto. Dimenticare i problemi delle periferie del mondo, quelle in cui si muore per inedia e pandemie, dove si combattono guerre sanguinose in nome del «dio denaro» o imperversano regimi dittatoriali che tutelano, sempre e comunque, interessi faziosi, significa, davvero, essere fuori dal tempo e dalla Storia.

Sabato 1 agosto la nave Bourbon Argos, una delle navi di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere (Msf), ha effettuato due operazioni di salvataggio di 111 e 107 persone. Durante la seconda operazione, il team di Msf ha recuperato 5 corpi senza vita - quattro donne e un uomo - che viaggiavano a bordo di un gommone insieme alle 107 persone.