Terremoti

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«A tre anni dal terremoto siamo comprensibilmente centrati sui ritardi della ricostruzione, sullo spopolamento, su una burocrazia che non conosce deroga, sul disamore che si intravvede rispetto a questa bellissima terra. Questo è il mondo vecchio. Non basta però quest’analisi indiscutibile. Occorre un’altra cosa: ci vuole una ‘visione’. Questo è il mondo nuovo». Lo ha detto il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, nell’omelia della messa che ha celebrato stamani, ad Amatrice, nel palazzetto dello sport, nel terzo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia. 

Tre anni dopo il sisma dell’agosto 2016 «siamo passati dalla disperazione alla rassegnazione» dice mons. D'Ercole parlando della ricostruzione «praticamente quasi ferma». Arquata del Tronto, con le sue tredici frazioni, è il centro della diocesi di Ascoli Piceno che ha pagato il più alto contributo di vite umane, oltre 50. La Chiesa è in prima linea nell’ascoltare e accompagnare la gente terremotata. Allarme suicidi 

«In questa fascia così ampia colpita dai terremoti va garantita la ricostruzione perché riprendano in queste aree piena attività e dinamicità. È l'augurio e anche l'impegno che vorrei esprimere soprattutto davanti a voi, ragazzi, facendovi gli auguri per i vostri studi». Lo ha affermato questa mattina ad Amatrice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'Istituto omnicomprensivo Romolo Capranica.

Camerino, grazie al Papa, è diventata la «città simbolo» della resilienza e della voglia di riscatto delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Francesco, con un «fuori programma» a sorpresa, visita la «zona rossa» e da piazza Cavour lancia un appello per la ricostruzione, mettendo in guardia dal rischio che le promesse cadano nel «dimenticatoio».

Ha provocato la morte di almeno una persona e numerosi crolli e danni il terremoto che nelle prime ore della giornata di ieri (ora locale) ha colpito la zona amazzonica del Perù, nelle regioni di Loreto e Cajamarca. L'epicentro della violenta scossa, (7,5 o 8 della scala Richter, secondo diverse rilevazioni), ha interessato la riserva naturale di Pacaya-Samiria, nei pressi del municipio di Lagunas (Loreto). La scossa si è sentita in modo molto forte in gran parte del Paese e anche in Ecuador, Colombia e Brasile.

A 10 anni dal terremoto che sconvolse L’Aquila, «la ricostruzione resta una grande sfida nazionale». Lo afferma il presiedente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 10° anniversario del terremoto de L’Aquila che «provocò morte e distruzioni, colpì al cuore l’intero Paese, lasciò segni profondi e dolorosi che il tempo e l’impegno umano hanno in parte lenito ma mai potranno cancellare».