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Oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini, sono annegate o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale nelle ultime 4 settimane soltanto. Di questi, almeno 410 sono morti in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia. Sono i numeri forniti oggi da Medici senza frontiere in una nota nella quale viene spiegato che «queste tragedie, che rappresentano la metà delle morti in mare nel 2018, sono avvenute mentre non c'erano più navi di soccorso delle organizzazioni non governative (Ong) attive nel Mediterraneo».

Sull'ultimo gommone partito dalla Libia erano saliti in più di cento, ma di loro soltanto 41 sono arrivati in Italia. È la drammatica cronaca dell'ultimo naufragio che si è consumato nel Mediterraneo. A darne testimonianza è l'équipe di psicologi e mediatori culturali di Medici senza frontiere (Msf) che ha fornito primo soccorso psicologico alle persone soccorse nove giorni fa dalla Nave Diciotti e approdate ieri notte a Pozzallo. 

Una settimana di pesanti violenze, accompagnata dal blocco che impedisce tutti i rifornimenti vitali in Yemen, mostra ancora una volta l’assoluto disprezzo delle parti in guerra nei confronti della popolazione civile, dei pazienti e delle strutture mediche nel Paese, denuncia l’organizzazione medico umanitaria Medici senza frontiere (Msf).

«Stanno gettando in maniera indiscriminata sulle Ong una montagna vergognosa di pattume in maniera strumentale che avrà effetti a lunga durata. Noi facciamo solo quello che dovrebbe fare l’Europa. Chiediamo un sistema europeo di ricerca e soccorso in mare serio e vie d’ingresso legali e sicure per evitare che la gente muoia in mare affidandosi ai trafficanti». Lo ha detto ieri pomeriggio Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere Italia, incontrando la stampa estera a Roma dopo l’audizione alla Commissione Difesa del Senato.

Un invito a chi mette dubbi sull’operato delle Ong che con le navi salvano migranti in mare: «Perché non vi imbarcate sulle navi e verificate direttamente il loro operato? Altrimenti si fa solo una polemica sterile e senza prove». È la proposta, espressa al Sir, da Oliviero Forti, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana. Sulla stessa linea Intersos e Medici senza frontiere.

Numerose vittime dell’attacco di Khan Sheikhoun sono state portate all’ospedale di Bab Al Hawa, situato 100 km a nord, vicino al confine con la Turchia. Otto pazienti hanno mostrato sintomi coerenti con l’esposizione ad agenti neurotossici come il gas sarin o composti simili: pupille contratte, spasmi muscolari, defecazione involontaria.

Un ospedale supportato da Medici senza frontiere (Msf) in Siria settentrionale è stato colpito da un attacco aereo. Lo si legge in una nota diffusa ieri sera dall’organizzazione. Il 25 marzo, intorno alle 18, l’ospedale di Latamneh nel governatorato di Hama è stato colpito da una bomba sganciata da un elicottero, che ha centrato l’entrata dell’edificio.