Sant'Egidio

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Concluso il Colloquio internazionale «Cristiani in Medio Oriente: quale futuro?», promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, alla presenza dei patriarchi delle Chiese d'Oriente e d'Occidente. Forte il grido della minoranza cristiana in Medio Oriente rivolto ad un «Occidente, Ue in testa, per troppo tempo indifferente».

Una veglia di preghiera per ricordare tutti i cristiani in Medio Oriente la cui vita «è segnata in questi tempi da tanta sofferenza e da tante minacce di morte». A celebrarla ieri sera nella basilica di san Nicola, a Bari, i patriarchi delle Chiese cristiane orientali e occidentali riuniti nel capoluogo pugliese dalla Comunità di sant’Egidio per il Colloquio internazionale «Cristiani in Medio Oriente: quale futuro?».

«Cristiani in Medio Oriente, quale futuro?»: è il tema del Colloquio internazionale, promosso dalla Comunità di sant‘Egidio, che si terrà a Bari il 29 e 30 aprile con la partecipazione di numerosi patriarchi e dei responsabili di tutte le Chiese cristiane d‘Oriente, insieme a quella di ministri e alti rappresentanti dei governi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Usa).

Livorno, Barcellona, Smirne, Beirut... E ancora, Atene, Tunisi, Alessandria d'Egitto, Tangeri e Catania, Lampedusa. Le città mediterranee, con i loro porti, sono ponti sulle fratture del mondo. Per la loro storia e collocazione, per i flussi di persone e di beni che le animano, sono per certi versi i vasi di comunicazione tra Oriente e Occidente e tra Nord e Sud del mondo. Porti, immigrazione, cultura sono coordinate che verranno prese in esame venerdì 13 e sabato 14 marzo, nella Goldonetta di Livorno, grazie a 'Medì', rassegna di incontri internazionali promossa dalla Comunità di Sant'Egidio nella città labronica e giunta alla sua seconda edizione con il titolo “Le città hanno un'anima. Identità comuni e sfide future”.

La Comunità di Sant'Egidio accoglie con favore l'annuncio dell'inviato speciale Onu per la Siria, Staffan de Mistura, su una possibile e imminente tregua di sei settimane per la guerra in corso ad Aleppo, e fa appello «a tutti i responsabili della crisi perché si possa al più presto giungere ad una reale cessazione dei combattimenti».