Sant'Egidio

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Migliaia di persone hanno partecipato ieri alla marcia «Pace in tutte le terre», promossa dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, fino a Piazza San Pietro. Nelle stesse ore e per tutta la giornata di migliaia di persone hanno scelto di uscire dalle proprie case in centinaia di città europee, africane, asiatiche e americane, per sostenere il messaggio del Papa sulla «nonviolenza», in occasione della 50° Giornata mondiale della Pace. 

Si rinnova anche quest'anno il tradizionale Pranzo di Natale con i poveri della Comunità di Sant'Egidio. Lo scorso anno sono stati quasi 200mila i poveri accolti il giorno di Natale in oltre 60 paesi del mondo, 40mila in Italia, in 80 città. Marco Impagliazzo: «E' il vero Natale perché è il Natale in cui accogliendo il povero, si accoglie Gesù».

La Conferenza episcopale italiana, tramite i suoi organismi Caritas italiana e Fondazione Migrantes, e insieme alla Comunità di Sant’Egidio, ha intenzione di finanziare corridoi umanitari per 500 profughi sudanesi, eritrei e somali che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità nei campi in Etiopia. Il modello è quello già sperimentato da Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), Tavola valdese e Comunità di Sant’Egidio.

Quando Papa Francesco ha attraversato in auto piazza san Francesco, al suo arrivo ad Assisi per la Giornata mondiale di preghiera per la pace, intorno alle 11.30, aveva sicuramente ancora nel cuore le parole pronunciate poche ore prima nella cappella di Casa Santa Marta. “Non esiste un dio di guerra”. La guerra è solo opera del “maligno”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”. Con questa convinzione profonda il Papa è entrato nel Sacro Convento di Assisi per partecipare alla giornata conclusiva dell’incontro “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”, a trent’anni dalla prima storica preghiera delle religioni per la pace, voluta da Giovanni Paolo II.

“Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa e non la guerra!”.
Da Assisi Papa Francesco, come san Giovanni Paolo II trent’anni fa e come Benedetto XVI nel 2011, accompagnato da più di 500 rappresentanti delle religioni di tutto il mondo, ha rilanciato la volontà delle diverse fedi di collaborare per una pace vera, non illusoria, non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte. Lo ha fatto nella cerimonia di chiusura della Giornata mondiale di preghiera per la pace, in piazza San Francesco, dove ha parlato dopo il saluto del vescovo della città del Poverello, monsignor Sorrentino.

Dopo i tanti abbracci che hanno accolto Papa Francesco ad Assisi, abbracci di pace dei rappresentanti delle religioni del mondo protagonisti della Giornata mondiale di preghiera per la pace, il dialogo è proseguito nel refettorio del Sacro Convento durante il pranzo comune. I 450 rappresentanti e 12 rifugiati hanno ascoltato il presidente della comunità di sant’Egidio Impagliazzo ricordare il 25esimo anniversario di patriarcato del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Nel pomeriggio, alle 16, i rappresentanti delle diverse religioni si sono raccolti per pregare per la pace in diversi luoghi della città di san Francesco.

Il monito: «Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza». Risuonano forti le parole del Papa ad Assisi dove, con oltre 500 leader delle religioni mondiali, ha invocato il dono della pace. In un minuto di silenzio, si sono ricordate tutte le vittime delle guerre. Firmato da tutti i leader  un Appello per la pace:  «Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada».

«Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: no alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti». È quanto si legge nell’appello per la pace che gli oltre 500 leader religiosi ad Assisi rivolgono al mondo a conclusione della Giornata di preghiera per la pace.