Sant'Egidio

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Quando Papa Francesco ha attraversato in auto piazza san Francesco, al suo arrivo ad Assisi per la Giornata mondiale di preghiera per la pace, intorno alle 11.30, aveva sicuramente ancora nel cuore le parole pronunciate poche ore prima nella cappella di Casa Santa Marta. “Non esiste un dio di guerra”. La guerra è solo opera del “maligno”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”. Con questa convinzione profonda il Papa è entrato nel Sacro Convento di Assisi per partecipare alla giornata conclusiva dell’incontro “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”, a trent’anni dalla prima storica preghiera delle religioni per la pace, voluta da Giovanni Paolo II.

“Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa e non la guerra!”.
Da Assisi Papa Francesco, come san Giovanni Paolo II trent’anni fa e come Benedetto XVI nel 2011, accompagnato da più di 500 rappresentanti delle religioni di tutto il mondo, ha rilanciato la volontà delle diverse fedi di collaborare per una pace vera, non illusoria, non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte. Lo ha fatto nella cerimonia di chiusura della Giornata mondiale di preghiera per la pace, in piazza San Francesco, dove ha parlato dopo il saluto del vescovo della città del Poverello, monsignor Sorrentino.

Dopo i tanti abbracci che hanno accolto Papa Francesco ad Assisi, abbracci di pace dei rappresentanti delle religioni del mondo protagonisti della Giornata mondiale di preghiera per la pace, il dialogo è proseguito nel refettorio del Sacro Convento durante il pranzo comune. I 450 rappresentanti e 12 rifugiati hanno ascoltato il presidente della comunità di sant’Egidio Impagliazzo ricordare il 25esimo anniversario di patriarcato del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Nel pomeriggio, alle 16, i rappresentanti delle diverse religioni si sono raccolti per pregare per la pace in diversi luoghi della città di san Francesco.

Il monito: «Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza». Risuonano forti le parole del Papa ad Assisi dove, con oltre 500 leader delle religioni mondiali, ha invocato il dono della pace. In un minuto di silenzio, si sono ricordate tutte le vittime delle guerre. Firmato da tutti i leader  un Appello per la pace:  «Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada».

«Ci siamo posti in ascolto della voce dei poveri, dei bambini, delle giovani generazioni, delle donne e di tanti fratelli e sorelle che soffrono per la guerra; con loro diciamo con forza: no alla guerra! Non resti inascoltato il grido di dolore di tanti innocenti». È quanto si legge nell’appello per la pace che gli oltre 500 leader religiosi ad Assisi rivolgono al mondo a conclusione della Giornata di preghiera per la pace.

«L’indifferenza» è «un virus che paralizza, rende inerti e insensibili, un morbo che intacca il centro stesso della religiosità, ingenerando un nuovo tristissimo paganesimo: il paganesimo dell’indifferenza». È il monito lanciato questo pomeriggio da Papa Francesco da Assisi alla cerimonia conclusiva della Giornata di preghiera delle religioni mondiali per la pace.

«Dobbiamo essere capaci di chiederci dove forse abbiamo sbagliato, o dove non siamo stati sufficientemente attenti, perché sono sorti i fondamentalismi che minacciano non solo il dialogo con gli altri, ma anche il dialogo all’interno di ognuno di noi, la nostra stessa coesistenza. Dobbiamo essere capaci di isolarli, di purificarli, alla luce delle nostre fedi, di trasformarli in ricchezza per tutti». È quanto chiede il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, intervenendo questo pomeriggio ad Assisi alla cerimonia finale della Giornata di preghiera per la pace.

«Il dialogo svela che la guerra e le incomprensioni non sono invincibili. Niente è perduto con il dialogo. Tutto è possibile con la pace!». Queste le parole pronunciate da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, alla cerimonia finale dell’incontro «Sete di pace» promosso a 30 anni dalla Giornata di preghiera per la pace convocata da Papa Giovanni Paolo II nel 1986.