Bambini

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Le lacrime del Natale, le lacrime di Gesù bambino per un mondo sconvolto dalla violenza e dalle ingiustizie. E’ l’immagine evocata dal Papa nell’ Urbi et Orbi dalla Loggia della Basilica di San Pietro. A Gesù, salvezza per ogni persona e ogni popolo, Francesco consegna i dolori di chi vive in guerra, i fratelli e le sorelle dell’Iraq e della Siria che patiscono una brutale persecuzione, i profughi, i rifugiati, chi non riceve aiuti. Chiede fiducia per il Medio Oriente, per chi è impegnato nel dialogo israelo-palestinese, invoca pace e riconciliazione per l’Ucraina, per la Nigeria, teatro di rapimenti e massacri, e per altri scenari africani come Libia, Sud Sudan, Repubblica Centroafricana e a varie regioni del mondo. 

Gesù trasformi l’indifferenza in vicinanza, il rifiuto in accoglienza: è la preghiera di Papa Francesco al saluto Urbi et Orbi, in cui ha ricordato le lacrime di tanti nel mondo: vittime di «guerre, persecuzioni, schiavitù». Davanti ad oltre 80 mila persone, in particolare ha parlato dei bambini, «vittime degli Erode di oggi». Ecco il testo integrale del suo messaggio al mondo.

«È bello guardare tanti bambini, vedere tanti… Un bambino sempre dice una parola con il suo essere speranza, un bambino sempre va avanti, ci porta al futuro, no? È un seme di futuro: nel bambino ci sono tante cose, e voi, genitori - ma questo non potete dirlo, è una cosa segreta di ognuno di voi - ma quante volte pensate al bambino: ‘Eh, questo diventerà tale cosa, tale altra, tale altra nella vita…', e questo è bello, pensare il futuro, perché è una preghiera». Lo ha detto ieri Papa Francesco, nell'incontro con i bambini battezzati nell'ultimo anno, nella sua visita alla parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio.