Eutanasia

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Un confronto sulle “molte questioni ancora aperte”. È quello che ha visto protagonista la Presidenza della Conferenza episcopale italiana, riunitasi ieri pomeriggio in sessione straordinaria online, che si è concentrata in modo particolare sulla situazione relativa agli insegnanti di religione cattolica, al dibattito sul fine vita, alla crisi umanitaria in Afghanistan, al sisma che ha colpito Haiti. 

Una richiesta di asilo in Canada dove esiste una possibilità di prolungare quelle cure che la tengono in vita e che il Regno Unito le vuole, in questo momento, negare. È questa l’ultima speranza per Pippa Knight, la piccola di cinque anni, residente a Strood, nel Kent, entrata in stato vegetativo due anni fa a causa di una rara malattia neurologica, l’encefalopatia necrotizzante acuta. 

“Una brutta notizia”: così il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola (Cee), mons. Luis Argüello, ha definito l’approvazione definitiva della legge sull’eutanasia. “Disgraziatamente si è trovata la soluzione di evitare la sofferenza, provocando la morte di chi soffre”, ha aggiunto.

Con il documento "Alla sera della vita" la Chiesa italiana dona una parola felice, davvero felice, al tema della morte e del morire, argomento oggi dominato da una sorta di fatale cupio dissolvi. L’intuizione centrale del documento, curato dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei, è che il morire è un processo e che il processo del morire è un tempo relazionale, dove si intrecciano relazioni di cura, relazioni affettive e trame dense di umanità. Oppure trame rarefatte di umanità, abbandono, accanimento o disumanizzazione. Il morente è un soggetto relazionale e non un oggetto di cura. Nel processo del morire, inteso come un tempo relazionale intenso e potenzialmente ricco, in questo movimento processuale si costruisce il portato del senso e del significato della vita terrena

“La storia della discussione sull’eutanasia negli ultimi quarant’anni mostra che i criteri per eseguire l’eutanasia sono stati ampliati sempre di più. Ora non si chiuda il cerchio. Non si faccia l’ultimo passo, il che renderebbe l’eutanasia applicabile a tutte le età”. Terminano così le tre pagine che il cardinale olandese Willem Eijk, a nome della Conferenza episcopale in quanto responsabile per le questioni etiche, oggi ha inviato al ministro della sanità, Hugo de Jonge

“La Corte Costituzionale e l’eutanasia: le conseguenze dopo la pronuncia del caso Cappato”, questo il titolo della conferenza organizzata dai Movimenti per la Vita e i Centri di Aiuto alla Vita della Toscana. L’idea nasce dopo le recenti vicende legate a Marco Cappato, imputato per aver aiutato Fabiano Antoniani, detto Dj Fabo, a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito. La Corte di Assise di Milano aveva infatti sollevato la questione di legittimità costituzionale all’art. 580 c.p. (istigazione o aiuto al suicidio) .

«La sedazione palliativa profonda è stata erroneamente paragonata all’eutanasia, ma non è assolutamente un atto eutanasico, posto che venga fatta a determinate condizioni». Lo ha detto don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, introducendo oggi a Roma, presso la sede dei vescovi italiani, la giornata di studio e formazione per assistenti spirituali e cappellani degli hospice