Eutanasia

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"Serve l'impegno di tutti, affinché attraverso dolorosissimi casi singoli non si giunga a nuovi protocolli sanitari generalizzati che finiscano inesorabilmente per rendere ancora più fragili e privi di tutela proprio i pazienti in bilico tra la vita e la morte". Lo sostiene Alberto Gambino, presidente di Scienza& Vita.

Un confronto sulle “molte questioni ancora aperte”. È quello che ha visto protagonista la Presidenza della Conferenza episcopale italiana, riunitasi ieri pomeriggio in sessione straordinaria online, che si è concentrata in modo particolare sulla situazione relativa agli insegnanti di religione cattolica, al dibattito sul fine vita, alla crisi umanitaria in Afghanistan, al sisma che ha colpito Haiti. 

Una richiesta di asilo in Canada dove esiste una possibilità di prolungare quelle cure che la tengono in vita e che il Regno Unito le vuole, in questo momento, negare. È questa l’ultima speranza per Pippa Knight, la piccola di cinque anni, residente a Strood, nel Kent, entrata in stato vegetativo due anni fa a causa di una rara malattia neurologica, l’encefalopatia necrotizzante acuta. 

“Una brutta notizia”: così il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola (Cee), mons. Luis Argüello, ha definito l’approvazione definitiva della legge sull’eutanasia. “Disgraziatamente si è trovata la soluzione di evitare la sofferenza, provocando la morte di chi soffre”, ha aggiunto.

Con il documento "Alla sera della vita" la Chiesa italiana dona una parola felice, davvero felice, al tema della morte e del morire, argomento oggi dominato da una sorta di fatale cupio dissolvi. L’intuizione centrale del documento, curato dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei, è che il morire è un processo e che il processo del morire è un tempo relazionale, dove si intrecciano relazioni di cura, relazioni affettive e trame dense di umanità. Oppure trame rarefatte di umanità, abbandono, accanimento o disumanizzazione. Il morente è un soggetto relazionale e non un oggetto di cura. Nel processo del morire, inteso come un tempo relazionale intenso e potenzialmente ricco, in questo movimento processuale si costruisce il portato del senso e del significato della vita terrena