Eutanasia

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«La Chiesa è per la vita, e la sua preoccupazione è che nulla sia contro la vita nella realtà di una esistenza concreta, per quanto debole o priva di difese, per quanto non sviluppata o poco avanzata». A ricordarlo è stato il Papa, nell'udienza concessa oggi, nella Sala dei Papi del palazzo apostolico, alla Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc), in occasione del primo congresso che si terrà a Zagabria dal 30 maggio al 2 giugno sul tema: «Santità della vita e professione medica. Dall'Humanae vitae alla Laudato sì».

«Il piccolo Alfie Evans sia lasciato affidato all'amore dei suoi genitori». Lo ha detto l'arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, ieri sera a Scandicci, Scandicci in occasione della Festa diocesana della famiglia, pronunciandosi sulla vicenda del bambino inglese di 23 mesi affetto da malattia neurodegenerativa di cui non si conosce la causa.

Vincent Lambert, in Francia, e il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, scuotono le nostre coscienze in presenza delle loro assai precarie condizioni di vita e di due magistrature che ne vogliono decretare la morte per interruzione di idratazione e nutrizione. Questo, malgrado la mamma e il fratello di Vincent e la mamma e il papà di Alfie ne stiano contestando l’esecuzione, adoperandosi in modo ammirevole per l’assistenza e la cura.

«Respinto» dalla Corte suprema il ricorso dei genitori Kathe e Thomas Evans che chiedevano la vita per il proprio figlio. Oggi la Corte ha emesso il verdetto su questo «caso disperatamente triste», si legge nella sentenza, triste per i genitori e per «le persone che hanno mantenuto Alfie in vita per così tanto tempo». 

Thomas Evans, papà del piccolo Alfie ha incontrato stamane Papa Francesco prima dell'udienza in Piazza San Pietro. Sul profilo social del giovane papà, un paio di scatti, che documentano l'incontro, confermato anche al Sir. E un commento: «Alfie faremo qualsiasi cosa per te. Tu non stai morendo e perciò non permetteremo che ti tolgano la vita. Santità, salvi il nostro figlio».

Suor Costanza Galli, primario di oncologia a Livorno, ci racconta la sua esperienza in ospedale accanto a chi soffre. «La nostra è una società che spende molti soldi per farmaci che non allungano di niente la vita ma che costano migliaia di euro e  poi non ha soldi per pagare gli infermieri e i medici che vengano a casa ad assistere i malati. È una cultura sanitaria in cui il dolore fisico non è ben  gestito e in cui la solidarietà anche dentro le famiglie si sta diradando...».