Eutanasia

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“La vita è sempre più grande di quello che pensiamo. La vita è un dono”. Con queste parole il portavoce dei vescovi francesi, monsignor Bernard Podvin, esprime oggi - e per la prima volta - il pensiero dell’episcopato cattolico sulla vicenda di Vincent Lambert, l’uomo in stato vegetativo per il quale la Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto ieri di non eseguire la decisione del Consiglio di Stato, di non sospendere cioè l’alimentazione e l’idratazione artificiali.

«Invece di promuovere la soluzione definitoria dell'eutanasia, occorre potenziare la rete delle cure palliative per fornire una risposta concreta alla sofferenza e al dolore, incrementando adeguatamente le risorse per la ricerca scientifica e il sostegno alle famiglie». È quanto propone Scienza & Vita, che in una nota raccoglie «volentieri» l'invito del presidente della Repubblica «a un confronto sereno e non pregiudiziale sul fine vita».

Tristezza e preoccupazione per il futuro sono state espresse dai vescovi belgi subito dopo l'approvazione ieri alla Camera della legge che estende la legalizzazione dell'eutanasia ai minori senza indicare limiti di età. Negli ultimi mesi, i vescovi del Belgio hanno manifestato i loro timori.

La legislazione svizzera non indica con chiarezza i casi in cui il suicidio assistito può essere autorizzato; per questo nell'affaire Gross versus Suisse, è riscontrabile la violazione dell'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sul diritto al rispetto della vita privata e familiare. Lo afferma oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo, chiedendo alla Confederazione elvetica regole chiare.

Per l'arcivescovo emerito di Milano si è parlato di analogie con la triste storia di Eluana Englaro, riportata alla ribalta della cronaca dal film a tesi di Marco Bellocchio. Si tratta di un accostamento quanto mai improprio. Nel caso del cardinal Martini non è stata pratica la alimentazione artificiale perché la morte era ormai prossima e il sondino naso-gastrico non poteva cambiare in modo significativo l’andamento della malattia che scivolava verso la fine, con il rischio, anzi, di procurargli ulteriori inutili.

«Non ci sono norme codificate. C'è sempre una problematica di rapporto medico-paziente. Ogni caso è un caso a sé. Per me medico cattolico ci sono due paletti: il no all'eutanasia, sia attiva che passiva e il no all'accanimento terapeutico. Tra questi due paletti fermi, s'instaura un rapporto che arriva fino alla fine». Il dottor Stefano Giannoni dirige dal settembre 2008 l'unità operativa di terapia antalgica dell'ospedale «San Giuseppe» di Empoli. Di malati terminali come il card. Martini ne ha visti tanti e mette in guardia dallo stereotipo di chi descrive i cattolici come quelli dell'«accanimento terapeutico».

La Camera ha approvato martedì 12 luglio con una maggioranza trasversale il disegno di  legge sul fine vita. Poi il testo tornerà al Senato per l'ultimo “sì”. E' una conquista degna della migliore tradizione occidentale e per questo va apprezzata e difesa. L'articolo iniziale afferma che la vita è inviolabile ed indisponibile anche nella fase terminale dell'esistenza. E' la riaffermazione di un principio su cui si fonda la nostra civiltà europea e la stessa tradizione medica di origine ipocratica. Cosa prevede la legge | Sei favorevole o contrario? Vai al sondaggio