Eutanasia

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Sulla vicenda di Vincent Lambert, il 42 enne francese rimasto tetraplegico dopo un incidente e al quale i medici hanno sospeso alimentazione e idratazione, interviene Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, unendosi alle preghiera per quest'uomo da 8 giorni senza cibo e acqua e chiedendo una legge che impedisca il ripetersi di casi come questo.

Da sette giorni sedato e lasciato senza alimentazione e idratazione. Sono ore di attesa e agonia quelle che si stanno vivendo in Francia dopo che martedì scorso il medico di Vincent Lambert, un giovane uomo da 10 anni tetraplegico in stato di semicoscienza a seguito di un incidente, ha avviato una nuova procedura di sospensione del trattamento che tiene in vita il paziente. La decisione è stata presa il 28 giugno scorso grazie ad una sentenza della Corte di Cassazione.

«Un fallimento totale sia della società, per la mancanza di prossimità e vicinanza che essa dovrebbe esprimere, sia della medicina e della psichiatria, in particolare». Così definisce, in modo netto, al Sir la morte della diciassettenne olandese, Noa Pothoven, lo psichiatra e psicoterapueta, Tonino Cantelmi. Ma sulle cause della morte ci sono ancora dubbi.

«La morte di Noa è una grande perdita per ogni società civile e per l'umanità. Noi dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita». Lo si legge in un tweet appena diffuso dalla Pontificia Accademia per la vita sulla morte della diciassettenne Noa Pothoven, che in Olanda si è lasciata morire, in una vicenda dai contorni ancora da chiarire, dopo aver sofferto per anni di gravi disturbi psichici a causa di abusi subiti da bambina.

Trovare «al più presto soluzioni efficaci» per tutelare la vita di Vincent Lambert. Si conclude con questo appello la dicchiaraizone ccongiunta firmata dal card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, sul caso dell'uomo francese tetraplegico da oltre dieci anni in stato vegetativo persistente, e al quale si vogliono interrompere le cure.