Eutanasia

Ultimi contenuti per il percorso 'Eutanasia'

«Un fallimento totale sia della società, per la mancanza di prossimità e vicinanza che essa dovrebbe esprimere, sia della medicina e della psichiatria, in particolare». Così definisce, in modo netto, al Sir la morte della diciassettenne olandese, Noa Pothoven, lo psichiatra e psicoterapueta, Tonino Cantelmi. Ma sulle cause della morte ci sono ancora dubbi.

«La morte di Noa è una grande perdita per ogni società civile e per l'umanità. Noi dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita». Lo si legge in un tweet appena diffuso dalla Pontificia Accademia per la vita sulla morte della diciassettenne Noa Pothoven, che in Olanda si è lasciata morire, in una vicenda dai contorni ancora da chiarire, dopo aver sofferto per anni di gravi disturbi psichici a causa di abusi subiti da bambina.

Trovare «al più presto soluzioni efficaci» per tutelare la vita di Vincent Lambert. Si conclude con questo appello la dicchiaraizone ccongiunta firmata dal card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, sul caso dell'uomo francese tetraplegico da oltre dieci anni in stato vegetativo persistente, e al quale si vogliono interrompere le cure.

L'arresto della somministrazione delle cure che tengono in vita Vincent Lambert è cominciato questa mattina. I medici interromperanno la nutrizione e l'idratazione artificiale, attuando una «sedazione profonda e continua» fino alla sua morte. Ma i genitori di Vincent Lambert hanno l'intenzione di non arrendersi.

Nei codici etici di noi giornalisti c’è anche che non si deve scrivere troppo di suicidi. La ratio (limitare i fenomeni imitativi) è logica e comprensibile, però il punto non mi ha mai del tutto convinto. Ma non c’è scritto nulla, in quei codici, sui drammatici casi, di omicidio/suicidio, che talvolta si trovano nelle nostre cronache. Riguardano persone anziane e spesso molto malate. Talvolta molto sole.

Capacità di convergere su progetti condivisi. Questa la parola d’ordine rilanciata oggi da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, all’indomani del convegno nazionale «Chiesa italiana e salute mentale 2» e in occasione dell’Assemblea generale d’autunno dell’ Aris (Associazione religiosa istituti sociosanitari) che si è aperta questa mattina a Roma. Il sacerdote mette in luce i temi «caldi» e traccia prospettive e linee di lavoro dei prossimi mesi.