Eutanasia

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La sua voce - che, a tratti incomprensibile, ma opportunamente sottotitolata, esprimeva grandissima sofferenza - è stata riprodotta a ripetizione. Il suo volto, la sua immagine, sono stati utilizzati senza pudore. Perché è accaduto questo? La risposta, dal lato degli organi d’informazione, è facile: per avere la notizia di apertura, per attirare l’attenzione di un pubblico sempre più distratto.

«Una tragedia lacerante sulla quale sarebbe doveroso far calare un velo di silenzio rispettoso e riflessivo perché ogni parola appare inadeguata» e che invece «viene strumentalizzata dal punto di vista politico e ideologico». A dichiararlo al Sir è Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), commentando il suicidio assistito di dj Fabo, questa mattina in Svizzera, accompagnato da Marco Cappato che così, osserva il giurista, si è «autolegittimato come il miglior interprete della vicenda».

«Rispettoso silenzio», ma no a «strumentalizzazioni ideologiche». Questo l’atteggiamento di Alberto Gambino, giurista e presidente dell’associazione «Scienza & Vita», di fronte alla notizia diffusa nella tarda mattina di oggi della morte in Svizzera di dj Fabio, cieco e tetraplegico da tre anni in seguito a un incidente d’auto, accompagnato da Marco Cappato nel Paese elvetico per sottoporsi a suicidio assistito.

Un notizia usata «strumentalmente». Lo afferma Francesco Ognibene, caporedattore di «Avvenire», secondo il quale a Montebelluna «non è andato in scena un caso di eutanasia ‘clandestina’, la prima esecuzione di un testamento biologico con volontà del paziente di farla finita», come raccontato da diversi media, ma semplicemente, chiarisce dalle colonne del quotidiano, una morte «per cause naturali, senza prolungare una vita ormai purtroppo giunta al termine, alleviando il dolore».