Fecondazione

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L'osservatore che valutasse la risposta italiana al drammatico tasso di infertilità locale, noterebbe una cosa: un’elevata spinta verso la fecondazione medica (eterologa o no) e uno scarso rilievo alla prevenzione e cura della sterilità. Non è un bel segno. È come se si volesse mettere fine ad un’epidemia dando un po’ di antibiotici qua e là senza invece vaccinare la popolazione. Perché siamo davvero in presenza di un’epidemia: la sterilità è in grave aumento nelle popolazioni occidentali, così come in quelle dei Paesi in via di sviluppo per via della diffusione di inquinamento e derivati.

"Non possiamo non apprezzare la decisione del governo di rinunciare ad intervenire per decreto sulla fecondazione artificiale eterologa, rimandando tutto ad un dibattito parlamentare afferma Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. E apprezziamo in particolare che siano state accolte le richieste di prudenza avanzate nei giorni scorsi dal mondo pro life italiano".

I Giuristi per la Vita e l’associazione Pro Vita Onlus (editrice della rivista Notizie Pro Vita) denunciano pubblicamente quanto sta accadendo in Toscana, come “il prologo di un pericolosissimo caos che potrebbe investire migliaia di coppie alla ricerca di un figlio procreato con la fecondazione artificiale eterologa”.

L'ufficio legale della Regione Toscana ha avanzato alcuni “rilievi tecnici” sulla delibera adottata dalla Giunta a proposito di Fecondazione eterologa ma il provvedimento non subisce “stop”. Lo assicura il presidente della Regione Enrico Rossi, dopo le notizie sui dubbi emersi in sede di verifica legale da parte dell'ufficio regionale.

«Sull’eterologa volevano fare i primi della classe e si ritrovano dietro la lavagna. Così la Regione Toscana è davvero capofila in Italia; sì, ma nelle figuracce»: non è punto indulgente, il Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (FI), nel commentare lo stop definitivo alla delibera con cui nei giorni scorsi, anticipando il ministero di poche ore, la giunta regionale toscana aveva pensato di dettare norme tutte sue per la fecondazione eterologa.

Gli ineffabili tutori e promotori delle libertà riproduttive di casa nostra tacciono, perché il caso è sgradevole, fastidioso, scomodo. Perché non si può più negare l'evidenza, cioè che l'utero in affitto non è un atto di amore e donazione da parte di donne generose per altre donne senza figli. È un intollerabile contratto firmato col sangue degli innocenti.

Ancora una fuga in avanti. Come già era successo per la pillola abortiva Ru 486, la Toscana anticipa la legislazione nazionale, spostando sempre più in là i paletti che la Legge 40 (uscita indenne da un referendum abrogativo ma impallinata più volte dalla Consulta) aveva tentato di mettere al «far west» procreativo.

«Le motivazioni della sentenza sulla fecondazione eterologa aprono più dubbi che certezze lasciando irrisolti nodi antropologici e sociali di enorme impatto». Così Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell'Associazione Scienza & Vita, commentano la sentenza della Corte sulla legge 40.