Vita

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«Un fallimento totale sia della società, per la mancanza di prossimità e vicinanza che essa dovrebbe esprimere, sia della medicina e della psichiatria, in particolare». Così definisce, in modo netto, al Sir la morte della diciassettenne olandese, Noa Pothoven, lo psichiatra e psicoterapueta, Tonino Cantelmi. Ma sulle cause della morte ci sono ancora dubbi.

«La morte di Noa è una grande perdita per ogni società civile e per l'umanità. Noi dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita». Lo si legge in un tweet appena diffuso dalla Pontificia Accademia per la vita sulla morte della diciassettenne Noa Pothoven, che in Olanda si è lasciata morire, in una vicenda dai contorni ancora da chiarire, dopo aver sofferto per anni di gravi disturbi psichici a causa di abusi subiti da bambina.

Ricevendo stamani in udienza i partecipanti al Convegno internazionale promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita sul tema «Yes to Life! – Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità», Francesco ha sottolineato come «ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato».

«Scienza & Vita si attesterà sempre più negli anni come un luogo di approfondimento scientifico e culturale» perché questi temi «richiedono capacità di entraci in modo scientifico e fondato. Questo è un luogo in cui tutti noi ci dobbiamo impegnare». Così Alberto Gambino, prorettore dell'Università europea di Roma e presidente nazionale di Scienza & Vita, inaugurando oggi a Roma i lavori del XVII convegno nazionale dell'associazione intitolato «Editing genetico. Saremo davvero tutti perfetti?».

Trovare «al più presto soluzioni efficaci» per tutelare la vita di Vincent Lambert. Si conclude con questo appello la dicchiaraizone ccongiunta firmata dal card. Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, sul caso dell'uomo francese tetraplegico da oltre dieci anni in stato vegetativo persistente, e al quale si vogliono interrompere le cure.