Vita

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I vescovi italiani esprimono «la preoccupazione che nasce dal constatare come il produrre morte stia progressivamente diventando una risposta pronta, economica e immediata a una serie di problemi personali e sociali». Lo affermano nel Messaggio per la Giornata per la vita pubblicato oggi, dal titolo "La morte non è mai una soluzione». Ecco il testo integrale

"La domanda di eutanasia non è una questione medica, ma antropologica: è la richiesta di decidere quando e come morire, secondo il proprio orizzonte valoriale individuale, a me sembra evidente che siano stati questi i termini della decisione di Elena", ci dice la presidente del Consiglio intercorso dei corsi di laurea e di laurea magistrale di Area Chimica del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università degli studi di Perugia

“Abbiamo accolto con soddisfazione la notizia che corrisponde alla saggezza giuridica, che manifesta la giusta e doverosa attenzione nei confronti della vita umana la cui tutela è il cardine degli ordinamenti civili ai quali l’ordinamento italiano vuole appartenere. Questa decisione ribadisce la fondamentalità del valore della vita umana nel nostro sistema giuridico ovvero la centralità della tutela della dignità della vita umana nella nostra Carta Costituzionale”. Così la presidente del Movimento per la vita italiano, Marina Casini, commenta la sentenza della Consulta che ha ritenuto inammissibile il quesito referendario relativo all’“Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente). 

La Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il quesito referendario relativo all’“Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente)” perché “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”.

“La decisione del Comitato etico delle Marche in ordine all’appropriatezza dell’uso del Tiopentone per il ‘suicidio medicalmente assistito’ chiesto da Mario, un uomo di 43 anni affetto da tetraplegia in seguito ad un incidente stradale, è una pagina nera, tristissima della medicina e dell’assistenza sanitaria”. Lo dichiara don Roberto Colombo, già docente della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, membro della Pontificia Accademia per la Vita, e consultore del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.