Carceri

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“Nessuno di noi ha il diritto di non dimenticare uno sbaglio a una persona che ha pagato e che ha chiesto perdono alla società”. Nella sua lunga visita a Napoli, Papa Francesco ha trovato il tempo anche di incontrare i detenuti, pranzando con loro nel carcere di Poggioreale. Un momento fatto di semplicità e familiarità, di canti e di risate, di parole capaci di dare speranza. Ai rappresentanti presenti della Casa Circondariale, il Pontefice ha chiesto di non perdere la fiducia nel futuro, ricordando che andare avanti, rialzarsi dopo una caduta, è difficile, ma non impossibile. 

Papa Francesco, giovedì 2 aprile, Giovedì Santo, si recherà nella Casa Circondariale Nuovo Complesso Rebibbia, per incontrare i detenuti. Lo comunica oggi la Prefettura della Casa Pontificia con una nota diffusa dalla sala stampa vaticana. «Alle ore 17.30 - informa la Prefettura -, nella Chiesa ‘Padre nostro' celebrerà la Messa ‘in coena Domini', durante la quale laverà i piedi ad alcuni detenuti e alcune detenute della vicina Casa circondariale femminile».

«Il 31 marzo scade l’ultima proroga alla legge che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma dove dovrebbero essere trasferiti gli attuali internati dell’OPG ?». E’ la drammatica richiesta contenuta in una lettera aperta che il Segretario della Federazione Sicurezza Cisl toscana, Fabrizio Ciuffini, ha inviato al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e a tutte le istituzioni, citando il caso toscano di Montelupo, ma ricordando che il problema è generale.

Per promuovere la lettura in carcere viene inaugurato in questi giorni - presso le case circondariali di Sollicciano e Mario Gozzini a Firenze, la Dogaia di Prato e il Carcere di Volterra - lo Scaffale circolante carcerario, un nuovo servizio di prestito di libri, con particolare attenzione ai detenuti stranieri, che mette a disposizione delle biblioteche interne agli istituti di pena più di 600 pubblicazioni nelle lingue albanese, araba e romena.

«C'è un senso del mondo che ne sostiene l'esistenza e ne prospetta il fine. Non siamo parte di un meccanismo senza senso, riducibile a un insieme di fenomeni materiali, fisici e biologici; siamo invece i destinatari di un dono che proviene da un Dio buono, il quale vuole associare a sé delle creature da amare e a cui chiedere di essere riamato». Lo ha detto ieri il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell'omelia della celebrazione nella basilica di San Lorenzo con l'esecuzione della Messa in Re maggiore K. 194 di Mozart.