Carceri

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Attenti a parlare d’indulto, attenti a parlare di amnistia: ci sono mani serrate su sbarre di ferro, orecchie tese, sguardi trepidanti, nervi allo spasimo. Non si scherza con la speranza. E smettiamo, una volta, di far dell’argomento un’occasione di accademia, teorizzando in astratto sul senso e il non senso e (storico, giuridico, sociale) e le utilità e le sconvenienze e i pro e i contro che si leggono sui manuali.

I detenuti non si scoraggino: il Signore è con loro e l'amore di Dio arriva ovunque, fin dentro le celle. Il Papa prima dell'udienza genrale ha incontrato 200 cappellani delle carceri italiane. E ha avuto parole di particolare affetto e vicinanza per i detenuti. Dio piange con loro, lavora con loro, spera con loro. Il Papa ha esortato alla speranza, nonostante gli egoismi e l'ingiustizia dei sistemi umani che a volte puniscono i deboli mentre i potenti sfuggono. Papa Francesco ha pregato per i cappellani ed ha ricordato le sue esperienze di vicinanza con i detenuti delle carceri di Buenos Aires, con cui mantiene un rapporto di dialogo per far sentire la prossimità di Cristo.

«La pastorale carceraria nel suo insieme va compresa come una missione educativa» perché «il tempo del carcere può e deve essere impostato come un tempo educativo e rieducativo, nel quale la detenzione e la pena subita si integrino in un percorso complessivo di crescita della persona, dal punto di vista umano e cristiano». Così monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nel suo intervento al convegno nazionale dei cappellani delle carceri italiane, che si chiude domani a Sacrofano (Roma) su «Giustizia: pena o riconciliazione».

Ci sono due righe, due piccole righe, nel messaggio alle Camere del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che vale la pena rileggere. Scrivendo del «dovere costituzionale» che lo spinge a intervenire sulla questione carceraria, il capo dello Stato afferma che esso «non può che trarre forza da una drammatica motivazione umana e morale ispirata anche a fondamentali principi cristiani».

"Solidarietà è una parola che rischia di essere cancellata dal dizionario, perché dà fastidio. Perché ti obbliga a guardare all'altro e darti all'altro con amore". Papa Francesco lo ha detto domenica pomeriggio, nella cattedrale di Cagliari, ai poveri, ai detenuti e ai volontari che li assistono. Nella terza tappa della sua visita nel capoluogo sardo il Papa ha detto di voler condividere con tutti la gioia di avere Gesù come maestro, che ci dà forza nelle fragilità. "Tutti noi che siamo qui abbiamo miserie e fragilità -- ha aggiunto -- nessuno qui è migliore dell'altro. Tutti siamo uguali davanti al Padre!".

Un rosario fatto con grandi grani di polistirolo, su ognuno dei quali campeggiava il nome delle vittime della strage della chiesa della Candelaria del 22 luglio del 1993 in cui alcuni bambini e adolescenti di strada furono uccisi da un gruppo di uomini armati. E sulla Croce la scritta: “Candelaria, nunca mais”, ovvero “Candelaria mai più”. È il dono che i giovani detenuti di quattro diversi carceri minorili, 8 in tutto, 6 ragazzi e 2 ragazze, hanno fatto a Papa Francesco durante l’incontro avvenuto questa mattina a Rio de Janeiro, nell’ambito del programma della Gmg.