Carceri

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Credere alla resurrezione e alla vita eterna è essenziale per un cristiano. Lo ha ribadito ieri il Papa all'Angelus, al termine del quale ha lanciato un appello per il miglioramento delle condizioni dei carcerati in tutto il mondo e ha definito «un importante passo in avanti» il recente accordo di Parigi sul clima, anche in vista della conferenza di Marrakech.

«Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare: tutti. In una maniera o nell’altra abbiamo sbagliato. E l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita: c’è poca fiducia nella riabilitazione, nel reinserimento nella società. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto». Sono le parole pronunciate dal Papa nell’omelia della Messa celebrata ieri nella basilica di S. Pietro per il Giubileo dei carcerati.

“Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni”.

Ammonendo certe forme di ipocrisia, che vedono nella sbarre l’unica soluzione agli errori commessi, Papa Francesco ha voluto, invece, rivolgere parole piene di speranza ai mille detenuti che hanno preso parte alla messa per il Giubileo dei carcerati.

Dopo aver benedetto i giovani della Via Crucis della Gmg di Cracovia, nella spianata di Blonie, Papa Francesco è tornato alla sua residenza in arcivescovado, e poco dopo si è affacciato ancora una volta dalla finestra che da su via Franziskanska. Ai tanti giovani presenti, molti anche i malati, senza tetto e disabili, ha raccontato il suo venerdì nel dolore, dai bambini dell’ospedale pediatrico ad Auschwitz, e si è chiesto, riferendosi al campo di sterminio, come noi uomini, creati a somiglianza di Dio, siamo capaci di fare queste cose. Un crudeltà, ha aggiunto il Pontefice, che non è finita. 

Presentato oggi a Roma il XXV Rapporto immigrazione curato da Caritas italiana e Fondazione Migrantes. Sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia di 198 nazionalità, ma soprattutto romeni, albanesi e marocchini. La loro retribuzione media è inferiore a quella degli italiani. Nelle nostre scuole oltre 800 mila stranieri di cui la metà nati in Italia.

«Non lasciatevi rinchiudere nel passato, anzi trasformatelo in cammino di crescita, di fede e di carità. Date a Dio la possibilità di farvi ‘brillare’ attraverso anche questa esperienza». È quanto ha scritto Papa Francesco in una lettera ai detenuti della casa circondariale di Velletri, che avevano gli avevano inviato un messaggio tramite il vescovo di Abano, monsignor Marcello Semeraro, durante la visita in carcere nella quale, lo scorso 5 marzo, aveva celebrato una Messa.