Carceri

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Su 1.000 detenuti che vengono scarcerati, 750 tornano a delinquere e presto verranno di nuovo reclusi. Inoltre lo Stato sopporta costi molto alti: fino a 75mila euro l'anno per ciascun recluso (200 euro al giorno), mentre se li affidasse a comunità esterne di recupero il costo calerebbe a 30 euro al giorno. Le tesi del prof. Eusebi sulla «giustizia riparativa» e l'esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Parole di misericordia, di speranza. Ma anche un appello affinché «siano create nel carcere le condizioni concrete per superarne la visione di luogo di pena, per farne invece un percorso ci cui si possa attuare la ricostruzione di un’umanità ferita e perduta». Lo ha lanciato il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, celebrando stamattina la Messa in preparazione al Santo Natale nel carcere di Sollicciano.

Il complesso di San Domenico, ex convento ed ex carcere chiuso da venti anni nel pieno centro storico di San Gimignano, è al centro di un progetto di recupero condiviso da Regione e Comune che prevede che in quindici anni, attraverso una serie di fasi con una spesa valutata tra i 17 e i 18 milioni di euro, di dotare lo storico centro del senese di un'arena teatrale all'aperto, di un camminamento panoramico sulle mura che lo circondano e punterà anche al restauro della chiesa di SS Annunziata che ne fa parte e al recupero delle zone detentive.

Sarà realizzato dai detenuti, nella falegnameria del carcere di Sollicciano, l’altare per la Messa che Papa Francesco celebrerà allo Stadio di Firenze il prossimo 10 novembre, in occasione del Convegno ecclesiale nazionale. Lo ha annunciato questa mattina il cardinale Giuseppe Betori, aggiungendo che a realizzare l’ambone saranno invece i ragazzi che frequentano il laboratorio di falegnameria di Villa Lorenzi, struttura nata per contrastare il disagio giovanile.

Tutti facciamo parte del reinserimento sociale dei detenuti, ed e’ penoso ”il generarsi di sistemi penitenziari che non cercano di curare le piaghe” e generare nuove opportunita’. A Philadelphia Papa Francesco, come pastore ma soprattutto fratello, ha voluto condividere con 100 detenuti della prigione Curran-Fromhold la loro dolorosa situazione e “presentare a Dio quello che ci fa male”.

«Sono venuto come pastore ma soprattutto come fratello a condividere la vostra situazione e a farla anche mia; sono venuto perché possiamo pregare insieme e presentare al nostro Dio quello che ci fa male e anche quello che ci incoraggia, e ricevere da Lui la forza della Risurrezione». Ha esordito così Papa Francesco, nel suo discorso (testo integrale) ai  detenuti incontrati il 27 settembre nell’Istituto di correzione Curran-Fromhold, il maggior carcere di Philadelphia.