Criminalità organizzata

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Un'articolata operazione dei carabinieri e della Dda di Firenze con 23 arresti ha stroncato in Toscana più attività criminali riconducibili alla 'Ndrangheta infltratasi nell'intera regione, dal traffico di cocaina, al controllo di lavori stradali, allo smaltimento illecito di rifiuti nelle concerie. In un filone dell'operazione sono stati eseguiti in Toscana, Calabria e Umbria sei arresti (uno in carcere e cinque ai domiciliari) per la gestione di rifiuti reflui e fanghi industriali prodotti nel distretto conciario tra le province di Firenze e Pisa. 

Si è aperto il 13 gennaio il processo Rinascita-Scott contro alcune potenti cosche della ‘ndrangheta calabrese, il più grande degli ultimi decenni. Don Francesco Carlino, parroco nella Locride, parla dell’attesa della gente e dell’impegno nel contrasto alla malavita. La speranza in una Chiesa ancora più coraggiosa e l’idea di un Sinodo regionale per dare al fenomeno della ‘ndrangheta una risposta collettiva e culturale

“La sua azione contro la delinquenza mafiosa fu tragicamente interrotta ma le sue intuizioni sono rimaste nel patrimonio comune di quanti hanno continuato a combatterla”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda il gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa in occasione del 38° anniversario dell’uccisione avvenuta a Palermo per mano mafiosa.

Un anno cruciale per combattere le mafie. Così viene descritto il 2020 dalla fondazione Antonino Caponnetto che oggi traccia bilanci e linee future della lotta alla criminalità organizzata. In Toscana a preoccupare, oltre alle attività illecite dei gruppi mafiosi italiani, è l'avanzata della mafie straniere, specialmente di quella nigeriana. 

«C'è da chiedersi: esiste ancora la Napoli dal ‘core' grande e sincero?». Lo ha chiesto, oggi, il cardinale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, nell'omelia della messa per la solennità di San Gennaro, patrono della città e della diocesi, durante la quale ha invitato a «fare futuro» per «progettare il nostro domani», vivendo bene il presente in cui «siamo chiamati, uno a uno, ad esercitare le nostre responsabilità, vorrei dire, anzi, la nostra umanità».