Pena di morte

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Nel 2018 sono state 690 le condanne a morte eseguite (-31% rispetto al 2017). I primi cinque Stati per numero di esecuzioni sono stati invece: Cina (migliaia), Iran (almeno 253, anche se sono diminuite del 50%), Arabia Saudita (149), Vietnam (85) e Iraq (almeno 52). E ancora più di 19.000 persone sono detenute nei bracci della morte. Sono i dati contenuti nel rapporto globale sulla pena di morte di Amnesty International.

«La certezza che ciascuna vita è sacra e che la dignità umana debba essere custodita senza eccezioni, mi ha spinto, fin dall'inizio del mio ministero, a lavorare a differenti livelli per l'abolizione universale della pena di morte». Lo ricorda il Papa nel discorso in spagnolo, consegnato alla delegazione della Commissione internazionale contro la pena di morte, ricevuta in udienza oggi. Ai presenti, Francesco si è rivolto a braccio, consegnando il discorso preparato.

La Comunità di Sant'Egidio, che negli ultimi anni ha portato avanti una campagna in tutti i continenti per giungere ad una moratoria universale della pena di morte, organizza per la serata di domani, anniversario della prima abolizione, nel 1786 da parte di Pietro Leopoldo nel Granducato di Toscana, una manifestazione al Colosseo che verrà illuminato e farà da sfondo a una spettacolare scenografia. Altre iniziative in 2 mila città nel mondo.

Sarà il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, l'ospite d'onore della seduta solenne del Consiglio regionale di venerdì, convocata per celebrare la festa della Toscana. La riunione sarà, in realtà, soltanto uno dei 132 appuntamenti, che si snoderanno dal 30 novembre sino al 28 febbraio, previsti per onorare la ricorrenza. 

La pena di morte «non è mai giustificata come ipotesi di legittima difesa». Lo ha ribadito mons. Richard Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, intervenendo questa mattina all'Incontro Internazionale dei Ministri della Giustizia «Un mondo senza pena di morte», organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio. Appello al governatore della California per una moratoria. L'intervento del ministro Bonafede.

In un mondo in cui il titolo di martire è anche svalutato e ormai comunemente applicato anche a chi è solo vittima di un incidente e in un paese in cui persino i fanatici si sono impossessati di questo nome, la piccola grande Asia, che ha sempre rifiutato di convertirsi per sfuggire al carcere e alla forca, assomiglia ai martiri veri, verrebbe voglia di dire ruspanti, di un paio di millenni fa.