Donald Trump

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I migranti della carovana centroamericana che sta risalendo il Messico per cercare di arrivare negli Stati Uniti sono giunti a Guadalajara. Anche qui, come è accaduto nella capitale, la città si è organizzata per accogliere la carovana. Intanto dai Gesuiti del centro e Nord America giunge una critica alla decisione di Donald Trump che nega l'asilo ai centroamericani, in violazione dell'articolo 31 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

(New York). Il Senato resta ai repubblicani mentre alla Camera la maggioranza ora è democratica. L'urgenza di una svolta era sentita a tutti i livelli e le urne sembrano confermarlo. Trump ora infatti la stessa empasse del suo predecessore e alle prossime elezioni mancano ancora due anni, indispensabili alla presidenza per continuare a realizzare i suoi programmi.

«Siamo nei guai in Pakistan, vi prego aiutateci»: è l'appello di Ashiq Mash, marito di Asia Bibi , che chiede aiuto a Donald Trump, Theresa May e Justin Trudeau perché accolgano come richiedenti asilo Asia Bibi e tutta la sua famiglia negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o Canada, in un video diffuso pochi minuti fa su Twitter dalla testata tedesca Dw News.

Mentre prosegue in Messico la marcia dei migranti verso gli Usa, il presidente Trump ha annunciato l'invio di 5.200 militari al confine sud del Paese. Su questa decisione intervengono mons. Joe S. Vásquez, presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale, Sean Callahan, presidente di Catholic Relief Services, e suor Donna Markham presidente di Catholic Charities.

Il loro sogno: arrivare negli Stati Uniti. Grazie al tam tam dei social, dopo un giorno il gruppo era diventato una carovana. All’inizio della settimana sono stati in 3.500 ad entrare in Guatemala, primo passaggio obbligato del lungo viaggio. Poi, dietro di loro si sono mosse altre migliaia di persone: circa la metà sono donne. Ci sono bambini, anziani, persone in precarie condizioni fisiche.

Le contraddizioni sfilano sul podio dell'Assemblea generale. I 53 interventi dei capi di stato presenti passano dal sostegno al multilaterismo e a soluzioni con più interlocutori come auspicato dal re di Giordania, Hussein, per la questione israelo-palestinese e anche dal presidente egiziano Al Sisi; ad una strenua difesa del nazionalismo spacciata per patriottismo, come ha fatto il presidente statunitense Trump.