Valdesi

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«Da Roma chiediamo a tutta l'Europa di aprire corridoi umanitari europei perché un popolo di bambini come siete voi oggi, abbia un futuro di pace. Benvenuti». Con queste parole Marco Impagliazzo ha accolto questa mattina all'aeroporto di Fiumicino, a Roma, un gruppo di profughi siriani provenienti dal Libano, giunti in Italia grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell'Interno e degli Esteri.

Il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, hanno scritto al presidente del Parlamento europeo David Sassoli per riaffermare la disponibilità ad accogliere i profughi soccorsi dalla nave Open Arms lo scorso 2 agosto. 

«I problemi del Mediterraneo non sono diminuiti. Sono aumentati». È quanto - a parere del presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo - dimostra la vicenda del mercantile El Hiblu arrivato questa mattina a La Valletta dopo essere stato «dirottato» in mare con a bordo 108 persone, 19 donne e 12 bambini.

Sono arrivati questa mattina a Fiumicino 54 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dalla Tavola valdese, in accordo con i ministeri dell'Interno e degli Esteri. Sono già 2 mila i profughi accolti così nel nostro Paese.

In occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, cattolici e protestanti italiani rivolgono un appello al governo italiano «perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro Paese e si faccia promotore di un ‘corridoio umanitario europeo', gestito dalla Ue e da una rete di Paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship».

Numerose associazioni cattoliche, assieme a Valdesi e alla federazione delle Chiese evangeliche rivolgono un appello ai parlamentari perché venga migliorato il decreto sicurezza: «Per il bene del Paese e la sicurezza di tutti- scrivono - non conviene aumentare l'irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione».