Matrimonio

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La Relazione finale del Sinodo (testo integrale) è stata approvata «con una maggioranza estremamente ampia» e ha ricevuto in ognuno dei 94 paragrafi la maggioranza qualificata dei due terzi, che sui 265 padri sinodali presenti era pari a 177 voti. Indicata la strada del «discernimento» per i divorziati risposati. L'attenzione agli omosessuali che vivono in famiglia. La cifra complessiva dell'accoglienza e della misericordia.

Unità nella diversità: questo, in sintesi, il clima che si è respirato la mattina del 16 ottobre al Sinodo sulla famiglia, in corso in Vaticano. La 12ma Congregazione generale ha visto, infatti, l’audizione di 12 delegati fraterni, presenti all’Assemblea in rappresentanza di diverse Confessioni cristiane. Sono seguite le testimonianze degli uditori laici.

Papa Francesco ha varato, con due «Motu Proprio»  la riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio. Sottolineato il nesso con i lavori sinodali: la maggioranza» dei padri sinodali, nell’ottobre scorso, «ha sollecitato processi più rapidi ed accessibili».  Il ruolo del vescovo, giudice nel processo breve. La totale gratuità dei processi.

L’istituzione di un «processo più breve» davanti al vescovo diocesano, in aggiunta a quello documentale attualmente vigente, «da applicarsi nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti». È la principale novità del Motu Proprio «Mitis Iudex Dominus Iesus» sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio nel Codice di Diritto Canonico, diffuso oggi dal Papa insieme ad un Motu Proprio analogo, dal titolo «Mitis et misericors Iesus», che fissa le regole per i Canoni delle Chiese orientali.

Il fenomeno è trasversale e interessa, purtroppo, sia i credenti sia i non credenti. L’istituto del matrimonio, sempre più ridotto a sinonimo di convivenza stabile socialmente accettata, sembra aver smarrito il suo senso profondo. Una delle tante leggi destinate ad avallare e alimentare un equivoco concetto di famiglia che tende a ridurla ad una sfera sempre più privata e individuale.

Discernere le situazioni «per amore della verità», e sviluppare «un’accoglienza reale» di chi, «in seguito all’irreversibile fallimento» del proprio matrimonio, ha intrapreso «una nuova unione». A chiederlo è Papa Francesco, nella prima udienza generale dopo la pausa di luglio, questa mattina in Aula Paolo VI.

Le persone che, in seguito al fallimento del loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una nuova unione, i cosiddetti “divorziati risposati”, “non sono scomunicati, e non vanno trattati come tali” perché fanno sempre parte della Chiesa. Lo ha ribadito Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale tenuta questa mattina in aula Paolo VI, la prima dopo la pausa di luglio, dedicata alle famiglie ferite. 

Il Papa ha ricordato che la situazione di queste persone “contraddice il sacramento del matrimonio cristiano”, ma la Chiesa è maestra con un cuore di madre, e quindi deve innanzitutto discernere le situazioni, ricordando la differenza tra chi ha subito la separazione, rispetto a chi l’ha provocata e guardando ai nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano a risarcire il danno a tre coppie gay che volevano sposarsi e non avevano potuto farlo. Non ha detto che hanno anche loro diritto al matrimonio (come loro chiedevano invocando l’art 12 della Convenzione e il divieto di discriminazioni) anzi su questo punto ha detto un chiaro no, giudicando la richiesta «manifestamente infondata».