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Fisc, File, Uspi e Alleanza delle Cooperative italiane comunicazione si dicono disponibili a migliorare ulteriormente la legge sull'editoria. Ma fanno quadrato per tutelare quel presidio di democrazia rappresentato da centinaia di testate sparse sul territorio nazionale. Voci senza le quali l'Italia si scoprirebbe più povera.

La Lega, per bocca d Alessandro Morelli, presidente della Commissione trasporti della Camera, prende le distanze  dall'annuncio del sottosegretario Vito Crimi che aveva dato per certo l'azzeramento del Fondo per il pluralismo che sostiene la libertà informativa in Italia: «I giornali appartengono al patrimonio culturale e all'identità della nazione. Nessuno pensi di cancellarli con un colpo di spugna».

Per don Adriano Bianchi, presidente della Fisc, «l'impatto sarebbe gravissimo. Le realtà editoriali più grandi e storicamente radicate, subirebbero un danno molto serio. Molte realtà non sopravviveranno». E sottolinea: «Il Fondo per il pluralismo garantisce che nel Paese ci siano voci diverse, anche quelle che esprimono i territori, le minoranze, le realtà più piccole. Fonti di informazione veramente legate ai cittadini, che raccontano quell'Italia che le persone vivono quotidianamente».

Il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all'editoria, il pentastellato Vito Crini, ha visitato nei giorni scorsi la redazione del settimanale diocesano di Brescia, «La Voce del Popolo», lasciandosi intervistare su come intende muoversi nei confronti della legge 198/2016 che proprio in quest'anno avrebbe dovuto andare a regime. Pubblichiamo l'intervista integrale, diffusa da «La Voce del popolo».