Giubileo

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«L’Immacolata Concezione significa che Maria è la prima salvata dall’infinita misericordia del Padre, quale primizia della salvezza che Dio vuole donare ad ogni uomo e donna, in Cristo». Con queste parole, durante l’Angelus che ha fatto seguito alla Messa e al rito di apertura della Porta Santa, il Papa ha sintetizzato la festività liturgica di oggi.

Maria è la prima salvata dalla misericordia del Padre. Lo ricorda Papa Francesco all’Angelus nella solennità dell’Immacolata Concezione, sottolineando che questa festa comporta l’accogliere Dio e la sua grazia misericordiosa nella nostra vita; diventare a nostra volta artefici di misericordia mediante un autentico cammino evangelico. Una festa che è per tutti noi “se – evidenzia - con i nostri “sì” quotidiani, riusciamo a vincere il nostro egoismo e a rendere più lieta la vita dei nostri fratelli, a donare loro speranza, asciugando qualche lacrima e donando un po’ di gioia”. E’ la chiamata ad essere “portatori di Cristo e testimoni del suo amore” verso chi ha bisogno.

Un’omelia intensa per preparare l’apertura della Porta Santa e l’inizio del Giubileo della Misericordia. Papa Francesco, nella Solennità dell’Immacolata Concezione e a 50 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, mette in luce il primato della grazia che rimanda all’invocazione dell’angelo Gabriele a Maria. E’ proprio la pienezza della grazia che trasforma il cuore e cambia la storia dell’umanità. “La festa dell’Immacolata Concezione – afferma il Papa - esprime la grandezza dell’amore di Dio”. Un amore che previene, anticipa e salva.

«Tra poco avrò la gioia di aprire la Porta Santa della Misericordia, come ho fatto a Bangui». Sono le prime parole dell’omelia pronunciata dal Papa nella Messa dell’Immacolata, in piazza san Pietro. Nel Giubileo, ha proseguito, «in primo piano» c’è «il primato della grazia»: come quella di Maria dopo l’annunciazione dell’Angelo Gabriele, ascoltata poco prima nel Vangelo di Luca: «Rallegrati, piena di grazia». «La pienezza della grazia è in grado di trasformare il cuore, e lo rende capace di compiere un atto talmente grande da cambiare la storia dell’umanità», il commento di Francesco.

Pace tra i cristiani, cura e salute per la “casa comune” della terra. Due pensieri hanno reso intenso il post-Angelus di Papa Francesco, che riferendosi anzitutto alla Conferenza sul clima in corso a Parigi ha lanciato un nuovo appello-augurio. “Ogni sforzo” dei partecipanti al vertice, ha detto, “dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana”. Chi prenderà delle decisioni, ha soggiunto, abbia il “coraggio di tenere sempre come criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana”. Il secondo pensiero è stato per l’evento che esattamente 50 anni fa, il 7 dicembre 1965, vide la Chiesa di Roma e di Costantinopoli cancellare le reciproche scomuniche.

Gli eventi drammatici di Parigi, lo scorso 13 novembre, ci hanno reso consapevoli del peso e delle conseguenze di questa «guerra mondiale a pezzi» che da due decenni sta incidendo profondamente e drammaticamente nella storia del mondo e nella vita quotidiana di un numero crescente di persone. Una scuola di odio che accresce la sua incisività via via che ci si addentra – nella mancanza di prospettive sul piano internazionale – nella spirale della violenza e delle rappresaglie. Una scuola purtroppo estremamente persuasiva.