Giubileo

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«Chi segue Gesù non presta ascolto ai profeti di sventura, alle vanità degli oroscopi, alle predicazioni e alle predizioni che ingenerano paure, distraendo da ciò che conta». Lo ha ricordato il Papa, nell’omelia della Messa per il Gilubileo delle persone socialmente emarginate, celebrata ieri nella basilica di S. Pietro, in cui ha esortato a «non lasciarci ingannare dai predicatori apocalittici».

«Usciamo da questo Giubileo con questa certezza: la misericordia di Dio è più grande delle nostre fragilità e accoglierla ce ne rende testimoni verso tutti. Sia questa la nostra convinzione gioiosa e questo il nostro impegno responsabile». L'arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ha concluso così la sua omelia nella Messa solenne celebrata nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, a Firenze, nel giorno in cui venivano chiuse tutte le «Porte della Misericordia» nelle Diocesi del mondo, tranne che in San Pietro, a Roma.

La nostra sicurezza non va riposta nelle costruzioni umane. Con questo passaggio all’Angelus, Papa Francesco ha ricordato che spesso si vive di “presunte certezze” che si rivelano effimere e di problemi considerati insuperabili che poi si risolvono. “Gesù – ha affermato - sa che c’è sempre chi specula sul bisogno umano di sicurezze” per questo ha messo in guardia dai falsi messia e dalla tentazione di farsi disorientare da “guerre, rivoluzioni e calamità” che invece fanno parte della realtà di questo mondo. “La storia della Chiesa – ha continuato il Papa - è ricca di esempi di persone che hanno sostenuto tribolazioni e sofferenze terribili con serenità, perché avevano la consapevolezza di essere saldamente nelle mani di Dio, un Padre che non abbandona mia i suoi figli".

In una Basilica Vaticana, gremita di senzatetto e poveri, Papa Francesco ha celebrato il Giubileo delle persone socialmente escluse, le pietre preziose di Dio. Nell’omelia, scandita dalle domande sul senso dell’esistenza, Papa Bergoglio ha ricordato che le cose del mondo, anche quelle più belle, passano ma ci sono ricchezze che non svaniscono: il Signore e il prossimo. Eppure – ha continuato - oggi si preferiscono le cose che passano e si escludono le persone, poste da Dio al culmine del creato. E’ inaccettabile – ha aggiunto il Papa – ed è grave abituarsi allo scarto, ad avere la coscienza anestetizzata dinanzi al fratello che soffre.

Le braccia di Gesù spalancate sulla croce dimostrano che nessuno è escluso dal suo amore e dalla sua misericordia, neppure il più grande peccatore. E il suo perdono è l’espressione più immediata di questa accoglienza e inclusione. Lo ha detto Papa Francesco nella catechesi della sua ultima udienza giubilare del sabato, tenuta in Piazza San Pietro e dedicata a “misericordia e inclusione”. 

Tutti sono inclusi nel disegno d’amore di Dio, ha spiegato il Pontefice, e la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche.

«Dio, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti». Lo ha ribadito il Papa, che nell’ultima udienza giubilare del sabato si è soffermato su «un aspetto importante della misericordia: l’inclusione».  «Mediante il battesimo, ci fa suoi figli in Cristo, membra del suo corpo che è la Chiesa», ha proseguito Francesco, «e noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio».

E’ la commozione dei poveri a colpire Papa Francesco. Nell’udienza in Aula Paolo VI, in 4mila sono giunti da 22 paesi diversi per il Giubileo degli esclusi. Al Pontefice hanno raccontato le loro fatiche di vita e a loro, parlando a braccio in spagnolo, il Papa ha chiesto perdono per ogni volta che i cristiani non hanno letto il Vangelo, che ha al centro la povertà, e per questo si sono voltati dall’altra parte. “Perdono – ha aggiunto - se a volte vi ho offesi con le mie parole o per non aver detto le cose che avrei dovuto dire”, il perdono – ha proseguito il Papa – “è acqua benedetta e pulizia per noi”.