Giustizia

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«Dopo anni di rinvii l’Italia si è finalmente dotata di una legge che introduce il reato di tortura nel nostro codice penale, cosa che dobbiamo salutare positivamente; peccato si debba ancora una volta parlare di occasione mancata, visti i punti deboli della legge così come più volte abbiamo evidenziato». Così Massimo Corti, presidente di Acat Italia (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura), all’indomani dell’approvazione della legge sul reato di tortura da parte della Camera dei deputati.

Secondo il dossier di «Ristretti Orizzonti» fino al 21 giugno 2017 si sono ammazzati 23 detenuti; nel 2016 sono stati 45. Per l'ispettore generale, tra i fattori scatenanti non solo la fragilità individuale, ma anche le condizioni di vita di alcuni penitenziari. Pure i media hanno le loro responsabilità, quando si accaniscono su certi delitti.

Nel campo del processo penale, in particolare, c’è chi fa risalire addirittura al 1999 il precedente intervento normativo non settoriale. Questo per dare la misura della portata della legge, che come tutti i provvedimenti complessi e con uno spettro così ampio è stata oggetto di valutazioni differenziate, anche radicalmente, non solo a livello politico ma anche da parte dei commentatori.

«Credo che siamo qui perché amiamo la vita, e abbiamo un debito con chi è stato assassinato, con le loro famiglie. Ma non basta più ricordare, bisogna farli vivere nel nostro impegno, essi ci parlano e ci chiedono di essere noi più vivi. Ci hanno lasciato in eredità la speranza di una società più giusta e più umana». Lo ha detto a Locri don Luigi Ciotti, nell’intervento che ha concluso la manifestazione di Libera per la memoria e l’impegno delle vittime delle mafie.

Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini. Generazione famiglia, «si rispetti la legge italiana e non quella di altri ordinamenti».