Immigrati

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L’Europa attui «politiche serie» per «un soccorso in mare efficace, che possa evitare altre tragedie». Lo chiedono i leader delle comunità ebraica e islamica di Firenze e i rappresentanti delle Chiese cristiane della città (arcidiocesi, e chiese luterana, valdese e ortodosse rumena e greca) riuniti nel coordinamento Deci - Dialogo ebraico cristiano islamico - di Firenze che in una dichiarazione diffusa oggi uniscono la loro voce a quella di «coloro che vogliono dire ‘basta’ a questa scandalosa carneficina».

I propositi dell'Europa per evitare nuove tragedie nel mar Mediterraneo «sono nuovi e sono molto positivi». L'importante è che «non rimangano solo enunciati». Lo ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, a margine del convegno regionale sulla vita consacrata che si è svolto questa mattina presso il Don Orione di Genova. 

Rifinanziato «Triton» (triplicate le risorse finanziarie), il punto dolente resta quello dell'accoglienza dei rifugiati che avverrà solo su base volontaria dei singoli Stati. Sarà intensificata la lotta contro i trafficanti, anche in territorio libico, ma sotto l'egida dell’Onu. In programma un vertice Ue-Unione africana a Malta.

«Le proposte sono da verificare. Si fa presto a dire andiamo a bombardare i barconi. Ma chi ci va? In nome di chi? Speriamo trovi maggiore attenzione la proposta di spingere a concepire il tema dell’immigrazione non come emergenza. Bisogna cambiare cultura sugli immigrati. Non sono un peso ma una risorsa da guardare con esigenze pratiche, concrete e cuore più aperto. I campi profughi in Africa non devono essere brutta copia di quelli in Italia ma luoghi nei quali subito si incontra e ascolta la persona. Troppo spesso invece sono parcheggi abusivi che non possono essere soluzione». Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenendo ieri mattina a Roma all’evento nazionale organizzato dai 32 organismi, associazioni, movimenti e media cattolici italiani promotori della Campagna «Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro» (www.cibopertutti.it). «Non ci vogliono slogan, anche provenienti da uomini di Chiesa, ma c’è necessità di fermarsi e guardare seriamente al problema. Non abbiamo a che fare con immigrati ma con volti, storie, speranze. Il cambio da Mare Nostrum a Triton ha significato, forse, solo un risparmio di soldi ma aumento di morti. Se Mare Nostrum è l’unica operazione per evitare morti, riprendiamola allargando responsabilità e titolarità. Bisogna superare l’accordo di Dublino che carica alla prima spiaggia, la responsabilità di chi sbarca. In Italia - ha aggiunto mons. Galantino - non è stata lasciata tutta la responsabilità a Lampedusa e così deve fare anche l’Europa. Come Chiesa italiana, cioè Caritas e Migrantes, stiamo monitorando e aumentando l’accoglienza. Bisogna però stare attenti. Finché non cominceremo a coniugare il verbo accogliere, saremo sempre tristemente perdenti. La Chiesa italiana agisce attraverso Caritas e Migrantes, e lo fa usando le risorse provenienti dall’8x1000 che le persone firmano. Quindi stiamo facendo tutti insieme questa operazione. Affrontare in modo intelligente i drammi, ci fa raggiungere obiettivi migliori ed evita di sperperare soldi e darli in mano a malavitosi. No a slogan e proposte a buon mercato ma mettersi assieme e ragionare con più intelligenza. Non dobbiamo lasciare tutto a chi specula sui problemi».

La Commissione europea, all’indomani della tragedia più grave di morti nel Mediterraneo, ha annunciato «azioni coraggiose». Ne è seguito un decalogo di iniziative dove sono presenti «verbi come distruggere, contrastare, respingere, ma sono completamente assenti verbi come salvare, accogliere, tutelare». Lo denuncia oggi la Fondazione Migrantes.

Unite nella preghiera ma anche nel lanciare un deciso e unanime appello perché i governi europei non si rassegnino alle tragedie del mare. All’indomani del drammatico naufragio al largo delle coste maltesi, le Chiese europee esprimono lo stesso dolore e la stessa preoccupazione per il futuro.