Immigrati

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Sul fondo del Mediterraneo giacciono migliaia di vite umane affondate insieme alla speranza, mentre cercavano di raggiungere se non la terra promessa, almeno un approdo sicuro. Scomparsi senza nome, senza una tomba su cui piangerli, come i soldati di due guerre mondiali che dormono nei campi di grano e papaveri.

Un convegno per fare il punto sul Progetto «Solidarietà multilingue», organizzato da AICS Solidarietà Firenze e aperto ad associazioni di volontariato italiane, comunità di cittadini stranieri che operano e vivono sul territorio in varie aree di intervento sociale e sanitario. Si terrà a Firenze, il 25 ottobre (dalle 9,30 alle 18,30) presso la sede del Comitato provinciale AICS (via Luigi La Vista, 1).

Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, oltre 415mila toscani lasciarono la loro terra per sfuggire alla miseria e alla disoccupazione. Un esodo di proporzioni bibliche di contadini e operai diretti a cercare fortuna nelle Americhe, ma anche in Gran Bretagna o in Francia, dove era richiesta manodopera per le industrie locali e per le grandi opere (strade, ferrovie, ecc.) necessarie allo sviluppo economico di quei Paesi.

«Troppe vittime hanno trasformato le acque del Mediterraneo in un cimitero silenzioso. Politiche di controllo dei confini eccessivamente restrittive, hanno spinto migliaia di richiedenti asilo a intraprendere un viaggio fatale nel quale i loro sogni e le loro vite sono andati frantumi». È quanto ha ricordato l'arcivescovo Silvano Tomasi, Rappresentante permanente delle Santa Sede presso le Nazioni Unite di Ginevra, parlando nel corso della 65ma sessione del Comitato esecutivo dell'Unhcr, l'agenzia dei rifugiati dell'Onu. Persone alla «ricerca di un rifugio sicuro e di una vita dignitosa», che «consapevolmente rischiano la morte su barche fragili e spesso la crudeltà dei contrabbandieri».